Nel silenzio assordante di tutte le voci più autorevoli stiamo assistendo alle scarcerazioni di potenti boss della mafia siciliana e non solo. Lo si sta facendo poco per volta, in modo da non creare troppo clamore e allarmismi. Così come alla spicciolata, per non dare nell’occhio, arrivano i barchini dal Nordafrica, i ministri di Giustizia e degli Interni, con silenzio complice del Capo del Governo, da novelli “Ponzio Pilato”; se ne sono lavati le mani assicurandoci che la scarcerazione del boss Bonura interessava un semplice caso isolato, di un povero vecchio e malato (non potendolo definire “uomo onesto”), mandato a casa per godere dell’affetto dei familiari, pur non tenendo conto dei suoi trascorsi criminali e che le sue mani, probabilmente ancora sporche del sangue delle povere vittime innocenti, avrebbero suscitato l’indignazione della Società Civile. Le condizioni di salute del boss vicino a Riina sono state definite “talmente gravi” dal magistrato che lo ha scarcerato, che ha voluto aggiungere, che potrà benissimo partecipare ad eventi e manifestazioni e, per esigenze personali, uscire quando lo desidera. In teoria potrebbe anche essere accompagnato dalla moglie dal dentista. Il magistrato non ha precisato se con mezzi propri o in ambulanza. Alla luce del fatto che, in virtù della loro preziosa vita, siano già usciti trentatré mafiosi appartenenti anche ala mafia, l’ndrangheta e la camorra, nei prossimi giorni la coscienza dello Stato sarà serena “, perché così questi uomini d’onore saranno salvati da virus e quant’altro.

Non ne sappiamo quanto il dottor Di Matteo in materia, forse ci sono accordi che risalgono allo scellerato patto “Stato-Mafia”? Siamo veramente allarmati per il messaggio del Procuratore Gratteri, che ha i suoi buoni motivi per esprimere preoccupazione, ma siamo anche certi che il documento del DAP, di sicura conoscenza del ministro, preludeva attraverso la competente magistratura, alle operazioni in corso svuota carceri dei peggiori criminali di tutte le mafie.

Vogliamo fare una riflessione a voce alta: nelle settimane scorse il capo mafia di Brancaccio Graviano aveva iniziato a vuotare il sacco promettendo dell’altro e mandando in panico chi ha i carboni bagnati, essendo stato il Graviano protagonista per decenni di efferati crimini, non ultimo le stragi, ripescando nella sua memoria ricordi su delitti inconfessabili che potevano compromettere alcune stabilità nazionali. Tutto ciò potrebbe farlo ricredere, nell’ipotesi di una futura scarcerazione, e ne avremo eventuale prova già dalle prossime udienze, qualora riterrà opportuno richiudersi in un utile, eloquente silenzio.

Nel dibattito che ne è scaturito, data l’indignazione generale, è rilevante il tacere della commissione antimafia nazionale, la cui guida non ha mai omesso di intervenire in altre circostanze, e di alcune organizzazioni e sodalizi che ricevono finanziamenti pubblici.

 

Carmine Mancuso

Presidente dell'Associazione Per Onorare La Memoria Dei Caduti Nella Lotta Contro La Mafia

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