Cari fedeli parrocchiani,
con la lettera a voi indirizzata l’1 aprile 2020, dopo aver fatto una lunga analisi della situazione attuale che stiamo vivendo, mi soffermavo su alcuni punti, a mio modo di vedere, fondamentali. Di seguito, brevemente, desidero riprenderne alcuni.

  1. L’articolo pubblicato sul Financial Time e da Yuval Noah Harari, storico e filosofo di origini israeliane, è intitolato: “The world after coronavirus” (20 marzo 2020). Ricordavo il rischio che ogni governo potrebbe praticare con mezzi specifici il controllo della salute dei singoli, per monitorare la popolazione con tecnologie che sorveglino lo stato di Inoltre, mettevo in guarda dal non se in un futuro prossimo saremo costretti ad indossare un bracciale biometrico (biometric surveillance)1 oppure un chip sottocutaneo, che controlli in tempo reale la salute di ciascuno e limiti i contagi. Le recenti notizie di alcuni nostri politici confermano questo rischio lesivo della nostra libertà. Stiamo gradualmente prendendo coscienza che non è in gioco la scelta tra salute o privacy: questo è un falso problema della persona, ma è in gioco la responsabilità di ogni cittadino (empowering citizens); non il potere allo Stato di monitorare i nostri comportamenti, ma uno Stato che trasferisca al cittadino il potere di monitorare sé stesso. Tale e fondamentale senso di responsabilità è stato sottolineato dal vescovo mons. D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno, che in un “intervista-video” (27 aprile 2020) ha sottolineato come la Chiesa non solo non è un luogo di contagi ma impedire il culto è un arbitrio.
    Come più volte ho detto, credo che noi sacerdoti abbiamo agito sempre con grande senso di responsabilità fin dall’inizio dell’epidemia e lo abbiamo fatto solo per amore della salus animarum.
    Non pochi preti hanno lavorato in queste settimane nel silenzio mediatico, senza autopropaganda o scelte autoreferenziali, cercando di arrivare dentro la solitudine dei fedeli cristiani dispersi e disorientati.
    Dicevo anche che, oggi, si sente parlare di guerra sanitaria ed economica; invece ci prepariamo ad una guerra culturale, quella del pensiero unico, del pensiero di regime che esclude ad ogni modo e con ogni malsano metodo Gesù come via di salvezza; io credo e penso con convinzione che l’Eucarestia fa la Chiesa e la Chiesa fa l’Eucarestia (H.de Lubac); ma sono altrettanto convinto che gli illustrissimi “scienziati” che stanno gestendo la situazione Covid- 19, forse sfuggita di mano come ogni emergenza all’italiana, sono consapevoli dell’importanza dell’Eucarestia per la Chiesa e per questo hanno ritenuto motu proprio di non consentire “rigorosamente” la partecipazione alle funzioni liturgiche.
  2. Sottolineavo, poi, una grande tentazione dietro l’angolo che nasce dal contesto globalizzato e consumistico, fatto di social e smartphone, in cui la capacità di riconoscersi e identificarsi nella storia che si vive viene disgregata da una “moda”, che ha l’impellente necessità di rinnovarsi appena finita una stagione. Andare alla ricerca di un’immediata gratificazione alle istanze narcisistiche è sintomo di una personalità non strutturata e vulnerabile, così che si regredisce dinanzi all’assenza di risposte di riconoscimento e ammirazione (likes)2. Tutto questo rischia di portare la persona a considerarsi un “mondo a sé”, tendendo ad un fine: raggiungere il soddisfacimento dei propri bisogni d’identità per ritrovare “l’unicità perduta” nell’infosfera. Si presenta, nello scorrere di questi giorni, la paura di perdere visibilità, lontano dagli altri e dalla loro curiosità; c’è in noi la continua e ossessiva necessità di mostrarci, di pubblicare uno stato, di iniziare un “video party” o di effettuare una videochiamata.
  3. Ho messo in guarda, con fermezza, dal fatto che ciascuno di noi ha il dovere di ricordare che la Messa in “diretta streaming” sui social, oppure ascoltata alla Tv, non è mai la stessa cosa di una S. Messa partecipata e vissuta nel Santo Tempio di Dio, che è una Chiesa edificata e consacrata al Signore e la cui funzione è chiamare a raccolta il gregge. Un prolungamento di questo tipo di abitudine, ci potrebbe portare ad una stanchezza dei cuori. Abbiamo taciuto finora, per amore e per obbedienza. Siamo stati invitati a non creare l’occasione degli assembramenti e, chini ai molteplici decreti e alla politica laicista (Naturalismo politico), alla fine il popolo di Dio è stato escluso (o espulso) dalle chiese. Questo non è altro che il materialismo che tutti subiamo insieme ad una dose narcotica di politically correct, in cui non è lecito andare contro al volere delle istituzioni, nemmeno di una parola! Penso sia arrivato il momento di dire “basta”. Sgomenti, ci meravigliamo della militarizzazione del Paese, ma non comprendiamo, o non vogliamo comprendere, la militarizzazione nei confronti della Chiesa.
  4. Il comunicato della C.E.I. rilasciato la sera del 27 aprile 2020 indirizzato alla Presidenza del Consiglio e al Comitato tecnico-scientifico richiama “il dovere di distinguere tra la loro responsabilità – dare indicazioni precise di carattere sanitario – e quella della Chiesa, chiamata a organizzare la vita della comunità cristiana, nel rispetto delle misure disposte, ma nella pienezza della propria I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale”.
    Mi permetto solo di dire, con umiltà e sottomissione, che la libertà di culto è stata persa dalla Chiesa italiana quando sono state proibite le celebrazioni della Settimana Santa, e riconquistarla non sarà atto semplice. La prudenza è una virtù ma i peccati contro essa sono due eccessi: la temerarietà e la codardia. In medio stat virtus (o virus!). I vescovi italiani ci insegnano a non essere temerari ma hanno anche il dovere di insegnarci a non essere codardi. Qui non sono in gioco ripicche politiche o sentenze aristocratiche da salotto, tanto disprezzate dai figli dei fiori; questi ambigui atteggiamenti li lasciamo ai fratelli radical, liberal, anticlerical…. Qui è in gioco l’identità della Chiesa italiana e il futuro delle nostre comunità cristiane.
  5. Ad oggi, confermo dopo settimane di tensioni e flagelli, di Messe “senza popolo” ma offerte per il popolo, che la gente, i cristiani, sentono sempre più forte il desiderio di nutrirsi della grazia sacramentale; allora dico sì, e difendo quei i tanti fedeli che, silenziosamente e singolarmente, si fermano a pregare, ad invocare il Signore e a chiedere a noi ministri una preghiera per loro perché hanno la certezza che i pastori sono loro custodi. Mi sembra che la missione di ogni buono e santo ministro di Dio sia quella di confermare i fedeli nella

Questo tempo di quarantena prolungata, ci sarà di stimolo per i prossimi mesi per un lavoro sinodale parrocchiale che parta dalla nuova esperienza di Quaresima e di Pasqua simile a quella della prima comunità cristiana di Gerusalemme. La IV domenica di Pasqua ci aiuta nella riflessione con questo passo degli Atti degli Apostoli (2, 14a.36-41): [Nel giorno di Pentecoste], Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: «Sappia con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso». All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?». E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro». Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!». Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone.

Così, figlioli cari, desidero affidarvi al buon Dio perché custodisca il nostro cuore dalle aggressioni del maligno; e per questo mi sento di offrire sacrifici e digiuni graditi a Dio affinché si convertano tante anime disperse e perché i nostri governanti inizino a compiere scelte sagge che mettano in conto anche la fede di chi crede nel Risorto e desidera esprimerla in senso alla comunità cristiana.

Vi benedico di cuore e con amore di padre.

Catania, 27 aprile 2020

p. Fausto, parroco

 

1 Per non andare troppo lontano, ormai gli smartphone sono supportati da riconoscimento biometrico.
2 O.R. KENBERG, Sindromi marginali e narcisismo patologico, Boringhieri, Torino 1975-1978.

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