Il 14 ottobre 2018, nel corso di una messa solenne, Papa Francesco canonizza papa Paolo VI (Giovanni Battista Enrico Antonio Maria Montini), il 262º vescovo di Roma deceduto il 6 agosto 1978 dopo ben 15 anni di pontificato (21 giugno 1963-06 agosto 1978). Già venerabile dal 2012 allorquando papa Benedetto XVI ne riconobbe le virtù eroiche.

Qualche giorno fa, precisamente il 16 febbraio 2019, l’associazione di promozione delle Arti Tota Pulchra ha visitato la mostra in onore di San Paolo VI al museo di Roma, che fa parte del sistema Musei in Comune ed è sito a piazza di S. Pantaleo 10 nel Palazzo Braschi. La mostra, iniziata l’08 dicembre 2018 e terminata il 17 febbraio 2019, appena qualche giorno fa, presentava opere dalla Reverenda Fabbrica di San Pietro in Vaticano, dalla Collezione Paolo VI - arte contemporanea di Concesio (da cui provengono 24 delle 30 opere esposte al museo) e di alcuni collezionisti privati. Le opere della Collezione Paolo VI (più di 7000 opere tra dipinti, sculture, disegni, graffiti, ecc) furono donate da Pasquale Macchi, segretario dell’allora pontefice, all’Istituto Paolo VI di Concesio nel bresciano, città natale di Montini.

La mostra, realizzata grazie al supporto della Università Telematica San Raffaele, intende celebrare l’idea di arte secondo San Paolo VI, consistente nel riaffermare l’importanza dell’atto creativo come fattore determinante per esprimere una proficua evangelizzazione per immagini dell’Annuncio di Cristo, rendendolo accessibile e comprensibile a tutti, pur conservando “la sua ineffabilità, il senso della sua trascendenza, il suo alone di mistero”.

Ecco uno stralcio del discorso di Papa Paolo VI in occasione della solennità dell’Ascensione di Nostro Signore Giovedì, 7 maggio 1964:

«(…) Ma il tema è questo: bisogna ristabilire l’amicizia tra la Chiesa e gli artisti. Non è che l’amicizia sia stata mai rotta, in verità; e lo prova questa stessa manifestazione, che è già una prova di tale amicizia in atto. E poi ci sono tante altre manifestazioni che si possono addurre a prova di una continuità, di una fedeltà di rapporti, che testimoniano che non è mai stata rotta l’amicizia tra la Chiesa e gli artisti. Anche perché, come dicevamo, la Chiesa ne ha bisogno e poi potremmo anche dire di più, leggendovi nel cuore. Voi stessi lo andate cercando questo mondo dell’ineffabile e trovate che la sua patria, il suo recapito, il suo rifornimento migliore è ancora la Religione (…)».

Gabriele Russo

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