In occasione della Pasqua 2019, sento dal profondo del mio cuore il bisogno di rivolgere queste brevi parole che riprendono il discorso indirizzato dal Beato Dusmet ai suoi diocesani nella Quaresima del 1871.

Il Beato racconta che aprendo un vecchio libro lesse questa storia:

”A un giovane solitario fil chiesto come fosse riuscito a divenire un cristiano virtuoso rispetto alla sua condizione precedente vissuta nella mondanità. Egli rispose: vivo uniformemente, e più convenientemente, rispose. Dalla uniformità ottengo di star sano, dalla convenienza di essere aitante della persona.

  • Cosa hai mangiato oggi? Continuò l’interlocutore.
    • E il giovane eremita rispose: abbastanza!
  • Cosa hai mangiato ieri?
    • Riprese: Similmente, abbastanza!
  • Non ti chiedo solo la quantità ma la qualità. Cosa hai mangiato ieri? E cosa oggi?
    • Ieri, ho mangiato legumi ed erbe, oggi ho mangiato erbe e legumi; domani mangerò erbe con legumi e dopodomani legumi con erbe”.

Non vogliamo dimenticare che “il digiuno ha per oggetto il bene dell’anima e produce la bellezza e prosperità del corpo”.

Infatti, il Beato aggiunge che l’uomo sobrio è prudente nella lingua, disposto alla pace, sensibile alla compassione e predisposto al perdono. Invece, i maldicenti, i mormoratori e i provocatori non vivono di penitenza né di mortificazione. La frugalità, la sobrietà, l’astinenza c il digiuno fioriscono nella misura in cui vengono nutriti di misericordia. Così potremo devolvere la nostra offerta al povero solo dopo aver rinunciato a qualcosa dalle nostre abbondanti tavole e allo stesso modo potremo impedire i mormorii, spegnere gli odi e le competizioni, soffocare le vendette e i dispetti ed essere testimoni di pace e concordia. Uniamo la scienza alla temperanza.

Anche noi, dunque, abbiamo bisogno di essere, come lo è stato il Beato, autentici annunciatori e servitori del Vangelo, testimoni concreti e non teorici. Sentiamo il bisogno di essere interpreti delle diverse situazioni storiche e delle perenni e sempre nuove esigenze del Vangelo, per il vero bene della persona nella sua integrità.

Il Beato difendeva la Verità e amava la Chiesa, proponendo la sua esemplare testimonianza di vita. Ne era convinto e per questo convinceva anche i lontani. E vero che oggi prendiamo sempre più consapevolezza degli sviamenti e degli svuotamenti di senso, della frammentarietà culturale, antropologica e spirituale, con il rischio che la carità cristiana sia fraintesa ed estromessa dal vissuto e che ne sia impedita la corretta comprensione, in quanto unico valore assoluto è il soddisfacimento dei propri bisogni. Abbiamo però la certezza e la consolazione che “le porte degli inferi non prevarranno” (Mt. 16,18), che il sole sorto stamattina sorgerà domani, che il Signore ha sofferto per tutti noi ma che, tuttavia, è veramente risorto.

Nonostante il clima di confusione, noi non possiamo scoraggiarci e tirarci indietro. Credo che con vigore, energicamente, dobbiamo sperare nel “Sole che sorge” e alzare lo sguardo, senza demordere. Il nostro tempo è un dono prezioso per dire che Gesù non è solo uomo ma, prima di tutto, è nostro Salvatore. Vedrete che i cuori si risolleveranno e troverete persone che inizieranno a sorridere, a sperare, a gioire e a credere di essere, anche loro, dentro la Storia della salvezza. Nel 125° anno dal suo transito (1894 – 4 aprile – 2019) verso la Patria Celeste, il Beato Giuseppe Benedetto interceda a nostro favore presso il Padre dispensatore di Grazie.

Buon cammino a tutti, col cuore!

 

Sac. Prof. Fausto Grimaldi, Postulatore della Causa di Canonizzazione del Beato Cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet

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