Veronica Piraccini, docente titolare della cattedra di Pittura all‘Accademia delle Belle Arti di Roma, nonché artista di pregevole fattura, ha partorito dalla sua mente creativa una tecnica di pittura che lei definisce impercettibile visibile-invisibile. Tale tecnica ha il merito di ri-donarci tutta l’essenzialità di una produzione artistica attraverso il simultaneo apparire e scomparire, ossia il rendersi visibile e invisibile al contempo. Da questo gioco si produce quello che l’artista chiama “stupore”, quasi a testimoniare una reazione, proprio di stupore, che accompagna ciascuno di noi, alla vista di questa tecnica pittorica.

Veronica si è anche interessata alla Sindone di Torino su cui ha effettuato uno studio davvero interessato balzato agli occhi della Critica internazionale (un lavoro su tela della grandezza di ben 4 metri). Ed è su questo lavoro che io concentrerò il mio intervento. Grazie a un’immagine della Sindone in foto a scannerizzazione intera e non a sezioni, avuta dall‘associazione del Caravita, ha realizzato un importantissimo lavoro sull’uomo sindonico utilizzando proprio la tecnica impercettibile visibile-invisibile. Accendendo una particolare luce ultravioletta improvvisamente si rende manifesta l’immagine del Cristo circondato da elementi rossi e blu (dati appunto dall’Invisibile). Tale studio sembra in linea con le affermazioni del Comitato scientifico del Centro internazionale di sindonologia, che sembrano in qualche modo contraddire gli studi superficiali e incompleti apparsi sulla rivista “Journal of Forensic Sciences”.

La professoressa Piraccini, studiando l’immagine della Sindone dalla Pasqua del 2012 a quella del 2013, si è accorta che dell‘esperimento Borrini/Garlaschelli emergerebbe un’incongruenza fra le tracce di sangue presenti sul telo della Sindone: i due studiosi, rispettivamente della “Liverpool John Moores University” e del “Comitato per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze”, avrebbero prodotto uno studio non del tutto veritiero che afferma che la Sindone sarebbe “un prodotto artistico medioevale”. Tale affermazione ha una valenza sul piano storico, religioso e socio-culturale.

Veronica, da artista e grande osservatrice, si è accorta che i due studiosi non hanno minimamente preso in considerazione i piedi trafitti, la flagellazione e la testa coronata. Da fervente cattolica e studiosa di storia sacra si è accorta che lo studio non combacia con alcuni resoconti storici credibili. La penetrazione del chiodo avviene in piano e, cosa importante, è da considerare che il primo sangue vivo fuoriesce dal corpo stando in posizione orizzontale, scorrendo in piano, col palmo delle mani rivolti verso l‘esterno, e dunque col dorso dell‘arto lacerato e compresso dal chiodo sul patibulum. Secondo la studiosa è errato dare l’idea della gocciolatura del sangue facendola credere come reale e filmandola e fotografandola come prova della direzione e fuoriuscita del sangue, a braccio libero e non appoggiato al legno, aderente al patibulum nel punto di chiodatura. Lo studio, pertanto, non tiene conto di questo fattore decisivo.

La pittura di Veronica Piraccini ha lo scopo di insegnare alle persone a fare esperienza del bello in tutte le sue manifestazioni attraverso la combinazione della tradizione con innovazione artistica. Proprio l’utilizzo dell’invisibile, frutto di una lunga riflessione in laboratorio, le ha permesso di sperimentare la pittura dell’invisibile.

 

Mons. Jean Marie Gervais

 

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