L'arte ha un compito preciso senza il quale non sarebbe arte: andare oltre a ciò che i nostri occhi possono vedere rappresentato. Errare nei nostri pensieri, nelle nostre anime, per cercare delle risposte e trovare delle sensazioni magari nascoste. Tutto ciò deriva dalla rappresentazione dell'arte, la tecnica usata e il materiale adoperato.

Il legno è pieno di storia, di ferite, di rughe, di vissuto umano”

Frase scritta dall'artista e che ci introduce al perché in quest'opera Antonio Teruzzi utilizza il legno. Nella cultura occidentale il legno ha un significato rilevante: legno della croce, materiale che unisce due momenti della storia dell'umanità e indica i due misteri di morte e resurrezione. Il legno rappresenta la Fatica ( identificabile nel calvario di Cristo portando sulle spalle la croce ) e il Dolore. Due parole che oggi, nel mondo moderno, fanno “paura”. Sembra che oggi vengano ripudiate dalle persone, come significare qualcosa di orrendo e deleterio. In realtà rappresentano il percorso inevitabile che ogni uomo compie in vita, rappresentante il passato, il presente e il futuro.

“Al parto di una madre, ma anche all'immensa gioia di vedere una vita nuova e il percorso che questa vita nuova farà per arrivare alla luce. E la raggiungerà solo dopo molte sconfitte, ma alla fine questa luce sarà eterna”

In questa frase Antonio Teruzzi ha voluto esplicare il fatto della Fatica e del Dolore come percorsi inevitabili di vita che però apriranno le porte all'Eternità.

Il legno che è stato usato per realizzare quest'opera proviene da un pozzo; è un legno antico pregno di storia, di vite di uomini, un legno che ha già da sé qualcosa da raccontare. Un legno pregno di acqua, elemento senza il quale non vi sarebbe alcuna forma di vita nel mondo. Elemento di vitale importanza anche nella Fede Cristiana; acqua del battesimo, purificazione e rinascita. Un elemento puro e unico e inevitabile nella vita di ognuno di noi.

 

Chiesa Regina Pacis, Monza
Chiesa Regina Pacis, Monza

 

L'opera di Antonio Teruzzi è ricca di simbolismo ed ecco che entra in gioco il secondo materiale adoperato dall'artista. Lamine di rame sbalzato e patinato. Oltre a poter ammirare l'incredibile bravura manuale dell'artista, forgiata da innumerevoli studi e dedizione alle tecniche artistiche, possiamo capire la pluralità del nome “Legno delle croci”.

“Il primo percorso incentrato ovviamente sulla figura di Cristo si snoda in senso orizzontale e verticale come esempio di Amore Assoluto e il secondo riguarda l'umanità e dunque ogni singolo uomo nel suo cammino verso Cristo, verso la luce”

Il simbolo, unito e che si interseca, non confonde i percorsi ma anzi li unisce, rendendoli Uno. Possiamo capire quindi la dimensione spirituale e culturale che identifica l'opera di Antonio Teruzzi e che è simbolo del suo percorso artistico. Un percorso “inevitabile” forse?

“Se dovessimo togliere le lamine di rame, troveremmo già, come inevitabile percorso, la traccia delle Croci”

 

 

 

Video dell'esposizione in cui è presente il “Legno delle Croci” a Crescentino

 

Loris Innocenti

Artist Manager

 

 

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