Fra i molti problemi lasciati aperti dall'emergenza legata al Covid-19, forse il più urgente è anche il più “classico” della riflessione costituzionalistica: la dialettica fra autorità e libertà, fra decisione collettiva e autonomia individuale.

La pandemia non solo sottopone a formidabili pressioni entrambe le “pietre angolari” su cui sono edificate le odierne liberal-democrazie, cioè il principio liberale e il principio democratico, ma rischia di far deflagrare la tensione latente fra essi, con il pericolo che il secondo fagociti il primo. In effetti, liberalismo (come teoria del governo minimo intenta a preservare l'individuo dagli abusi del potere) e democrazia (come regime incentrato sulla sovranità popolare e sulla regola della maggioranza) sono due concetti distinti, e anzi in qualche misura antitetici, la cui coesistenza, sebbene frequente almeno nell’evoluzione recente degli ordinamenti occidentali, non è logicamente e neppure storicamente necessaria.

Il terreno su cui si misurano le ricadute problematiche più significative è quello della tutela dei diritti, delle libertà e, più in generale, della sfera di autonomia del singolo a fronte degli interventi coercitivi degli apparati pubblici (legislativi, esecutivi, giurisdizionali). La crisi pandemica - come cercherà di dimostrarsi nel saggio - altera e comprime i due canali tradizionali attraverso cui vengono assicurati il riconoscimento e la salvaguardia delle posizioni giuridiche: quello democratico-partecipativo e quello giurisdizionale.L’individuo, così, sembra a prima vista sguarnito di strumenti di opposizione e reazione verso possibili abusi dell’autorità; una possibile via di uscita dal vicolo cieco si scorge però in uno degli istituti più antichi della dottrina costituzionale: il diritto di resistenza. La tesi sostenuta nel lavoro è che il potere, per quanto siano nobili i suoi intenti e desiderabili i suoi interventi a (preteso) favore della collettività, non può esorbitare dal perimetro invalicabile che gli è imposto, trasformarsi da "strumento" a "scopo" della comunità politica, e superare la barriera che protegge la dignità e l’autodeterminazione della persona.

 

Saggio completo pubblicato sulla rivista scientifica Nomos - Le attualità del diritto

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File name: Liberalismo, democrazia, pandemia. Appunti sulla tutela dei diritti e delle libertà fondamentali dell’individuo di fronte alla decisione collettiva.

 
 
 
 
Avv. Davide De Lungo
 
Davide De Lungo è avvocato e professore di diritto pubblico presso l'Università San Raffaele. Attualmente, è consulente giuridico e scientifico dell’Ufficio Legislativo di uno dei principali gruppi parlamentari presso la Camera dei Deputati; è direttore scientifico del centro studi dell'Organismo Congressuale Forense e dell'Osservatorio costituzionale de Il Sole 24 Ore; è docente e membro del comitato scientifico di diversi master in ambito giuspubblicistico e istituzionale. È autore di oltre 35 pubblicazioni, anche di carattere monografico, in materia di diritto costituzionale e amministrativo, italiano e comparato. La monografia “Le deleghe legislative inattuate”, ESI, Napoli, 2017, è stata insignita del Premio “Opera prima” Sergio Panunzio per la migliore monografia in diritto costituzionale per l’anno 2017. Nell'attività forense, si occupa principalmente di contratti pubblici, beni culturali, energia, ambiente e contenzioso costituzionale, anche con riferimento al diritto dell'Unione europea e alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. 

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