Signor Presidente,

Distinte Autorità e membri del Corpo Diplomatico,
Signore e Signori!

È per me motivo di grande gioia essere tra voi. Grazie, Signor Presidente, per l’invito a visitare l’Angola e per le parole di benvenuto. Vengo a voi per incontrare il vostro popolo, come un pellegrino che cerca i segni del passaggio di Dio in questa terra che Egli ama.

Prima di proseguire, desidero assicurare la mia preghiera per le vittime delle forti piogge e delle inondazioni che hanno colpito la provincia di Benguela, ed esprimere la mia vicinanza alle famiglie che hanno perso le loro case. So anche che voi, angolani, siete uniti in una grande corrente di solidarietà a favore dei colpiti.

Desidero incontrarvi nella gratuità della pace e constatare che il vostro popolo possiede tesori che non si vendono né si rubano. In particolare, possiede una gioia che nemmeno le circostanze più avverse sono riuscite a spegnere. Questa gioia, che conosce anche il dolore, l’indignazione, le delusioni e le sconfitte, resiste e si rigenera tra coloro che hanno mantenuto il cuore e la mente liberi dall’inganno della ricchezza. Sapete bene che troppo spesso si è guardato e si guarda alle vostre terre per dare o, più frequentemente, per prendere qualcosa. È necessario spezzare questa catena di interessi che riduce la realtà e la vita stessa a una semplice merce.

L’Africa è, per il mondo intero, una riserva di gioia e di speranza, che non esito a definire virtù “politiche”, perché i suoi giovani e i suoi poveri continuano a sognare, a sperare, non si accontentano di ciò che già esiste, desiderano rialzarsi, prepararsi a grandi responsabilità, impegnarsi in prima persona. Infatti, la sapienza di un popolo non si lascia indebolire da alcuna ideologia e, realmente, il desiderio di infinito che abita il cuore umano è un principio di trasformazione sociale più profondo di qualsiasi programma politico o culturale. Sono qui, tra voi, al servizio delle migliori energie che animano le persone e le comunità di cui l’Angola è un mosaico molto colorato. Desidero ascoltare e incoraggiare coloro che hanno già scelto il bene, la giustizia, la pace, la tolleranza e la riconciliazione. Allo stesso tempo, insieme ai milioni di uomini e donne di buona volontà che costituiscono la principale ricchezza di questo Paese, intendo invocare la conversione di coloro che, scegliendo strade opposte, ne ostacolano lo sviluppo armonioso e fraterno.

Carissimi, mi riferivo alle ricchezze materiali sulle quali, anche nel vostro Paese, interessi prepotenti mettono le mani. Quanto dolore, quante morti, quante catastrofi sociali e ambientali comporta questa logica estrattiva! In ogni parte del mondo vediamo come essa alimenti, in fondo, un modello di sviluppo che discrimina ed esclude, ma che pretende ancora di imporsi come l’unico possibile. Il santo Papa Paolo VI, interpretando con profondità le inquietudini del mondo giovanile, denunciava già sessant’anni fa «l’aspetto senile – del tutto anacronistico – di una civiltà commerciale, edonista, materialista, che tenta ancora di presentarsi come portatrice di futuro». E osservava: «Contro questa illusione, la reazione istintiva di numerosi giovani, pur con i suoi eccessi, esprime un valore reale. Questa generazione attende altro» (Esort. ap. Gaudete in Domino, VI).

Grazie a sapienze molto antiche che alimentano il vostro pensiero e il vostro sentire, voi siete testimoni che la creazione è armonia nella ricchezza della diversità. Ogni volta che questa armonia è stata violata dalla prepotenza di alcuni, il vostro popolo ha sofferto. Porta le cicatrici sia dello sfruttamento materiale sia della pretesa di imporre un’idea sulle altre. L’Africa ha urgente bisogno di superare situazioni e fenomeni di conflittualità e inimicizia, che lacerano il tessuto sociale e politico di tanti Paesi, alimentando povertà ed esclusione. Solo nell’incontro la vita fiorisce. All’origine c’è il dialogo. Esso non esclude la divergenza, che tuttavia può trasformarsi in conflitto.

Il mio venerato predecessore, Papa Francesco, ci ha offerto un’interpretazione indimenticabile: «Di fronte al conflitto, alcuni semplicemente lo guardano e vanno avanti come se nulla fosse; altri vi entrano in modo tale da rimanerne prigionieri, perdono l’orizzonte, proiettano sulle istituzioni le proprie confusioni e insoddisfazioni e così l’unità diventa impossibile. Ma c’è una terza via, la più adeguata: accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo. “Beati gli operatori di pace” (Mt 5,9)» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 227).

L’Angola può crescere molto, se anzitutto voi, che detenete autorità nel Paese, credete nella multiformità della sua ricchezza. Non temete le divergenze, né spegnete le visioni dei giovani e i sogni degli anziani. Sappiate piuttosto gestire i conflitti, trasformandoli in percorsi di rinnovamento. Ponete il bene comune al di sopra degli interessi particolari, senza mai confondere la vostra parte con il tutto. Allora la storia vi darà ragione, anche se nell’immediato alcuni vi saranno ostili.

Mi sono riferito alla gioia e alla speranza come caratteristiche della vostra giovane società. Di solito sono considerate sentimenti personali, privati. Eppure sono una forza intensa e diffusiva, che contrasta ogni rassegnazione e la tentazione di chiudersi. I despoti e i tiranni del corpo e dello spirito cercano di rendere le anime passive e gli animi tristi, inclini all’inerzia, docili e sottomessi al potere. Nella tristezza, infatti, restiamo in balia delle nostre paure e dei nostri fantasmi, ci rifugiamo nel fanatismo, nella sottomissione, nel rumore mediatico, nel miraggio dell’oro, nel mito identitario. Il malcontento, il senso di impotenza e di sradicamento ci separano invece di metterci in relazione, diffondendo un clima di estraneità verso la cosa pubblica, di disprezzo per la disgrazia altrui e di negazione di ogni forma di fraternità. Tale incongruenza disgrega le relazioni fondamentali che ciascuno intrattiene con sé stesso, con gli altri e con la realtà. Come ha osservato Papa Francesco: «Il modo migliore per dominare e avanzare senza ostacoli è seminare scoraggiamento e suscitare una costante sfiducia, anche mascherata dalla difesa di alcuni valori. Oggi, in molti Paesi, si utilizza il meccanismo politico di esasperare, esasperare e polarizzare» (Enc. Fratelli tutti, 15).

Da questa alienazione ci libera la vera gioia, che non a caso la fede riconosce come dono dello Spirito Santo. Come scrive san Paolo: «Dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà» (2 Cor 3,17). La gioia è ciò che intensifica la vita e la spinge verso il campo aperto della socialità: ciascuno si rallegra facendo fruttificare le proprie capacità relazionali, percependo di contribuire al bene comune e sentendosi riconosciuto come persona unica e degna, in una comunità di incontri che si moltiplicano e dilatano lo spirito. La gioia sa tracciare cammini anche nelle regioni più oscure della stagnazione e dell’angoscia. Carissimi, esaminiamo dunque il nostro cuore, perché senza gioia non c’è rinnovamento; senza interiorità non c’è liberazione; senza incontro non c’è politica; senza l’altro non c’è giustizia.

Insieme, potete fare dell’Angola un progetto di speranza. La Chiesa cattolica, la cui opera di servizio al Paese so quanto apprezzate, desidera essere lievito nella massa e promuovere la crescita di un modello giusto di convivenza, libero dalle schiavitù imposte da élite ricche e da false gioie. Solo insieme potremo moltiplicare i talenti di questo popolo meraviglioso, anche nelle periferie urbane e nelle regioni rurali più remote, dove pulsa la sua vita e si prepara il suo futuro. Eliminiamo gli ostacoli allo sviluppo umano integrale, lottando e sperando con coloro che il mondo ha scartato, ma che Dio ha scelto. È così, infatti, che è nata la nostra speranza: «La pietra scartata dai costruttori è diventata pietra angolare» (Sal 118,22), Gesù Cristo, pienezza dell’uomo e della storia.

Che Dio benedica l’Angola! Grazie.

 

Delegazione di Tota Pulchra Angola
Delegato Rev. Don João Beto Fernando Tchinongue

 

 

Tota Pulchra: Associazione per la promozione sociale

Sede Legale: via della Paglia 15 - Roma (RM)   —   C.F.: 97939900581

IBAN: IT11 B031 2403 2170 0000 0233 966   —   Codice BIC: BAFUITRRXXX

 

Facebook
Instagram
LinkedIn
Youtube