Solo pochi giorni fa, a Barcellona, ho vissuto una delle esperienze più intense e significative della mia vita. A 31 anni, ho avuto l’opportunità di partecipare come assistente a diversi eventi pubblici del Papa durante questa settimana così speciale, e tutto è accaduto con un’intensità che sto ancora cercando di assimilare.

Uno dei momenti più forti è stata la veglia nello stadio Lluís Companys. L’atmosfera era difficile da descrivere: migliaia di persone riunite, un’energia condivisa, una sensazione costante che qualcosa di importante stesse accadendo. Non ero lì come semplice spettatore, ma come parte di tutto, vivendo ogni istante dall’interno.

Ho avuto anche l’opportunità di vedere il Papa passare sul papamobile in diverse occasioni. Ogni momento è stato diverso, ma sempre profondamente emozionante. Tra la folla sono nati incontri inaspettati che hanno reso l’esperienza ancora più significativa. In particolare, ho incontrato più volte un gruppo di suore appartenenti a una congregazione religiosa, con le quali ho condiviso conversazioni serene, momenti di gioia e una stessa esperienza vissuta nella fede e nel senso di comunità.

Ma senza dubbio, il momento più solenne e maestoso è stato l’inaugurazione della torre di Gesù della Sagrada Familia, nel contesto del centenario di Gaudí. L’intera città sembrava trattenere il respiro. In uno scenario di straordinaria solennità erano presenti i Re di Spagna, insieme alle più alte autorità dello Stato: il presidente del Governo, il presidente della Generalitat, rappresentanti istituzionali e, naturalmente, lo stesso Papa, la cui presenza conferiva all’evento una dimensione ancora più storica.

Da una terrazza vicina —alla quale sono stato invitato quasi per destino— ho potuto contemplare una scena che difficilmente dimenticherò. La basilica si è trasformata in un simbolo vivente: le illuminazioni avvolgevano le sue torri, i fasci di luce disegnavano il cielo di Barcellona e il suono di un coro angelico sembrava elevare tutto a una dimensione quasi trascendente. I fuochi d’artificio esplodevano con forza ed eleganza, scandendo il ritmo di una celebrazione che univa arte, fede e storia.

Tutto, in quell’istante, aveva un carattere straordinario: l’architettura di Gaudí, celebrata nel suo centenario, la presenza delle massime autorità, l’emozione della folla e la sensazione condivisa di assistere a qualcosa di irripetibile. Non era solo un evento: era un momento che andava oltre il singolo individuo.

La cosa più significativa è stata la sensazione di connessione tra tutti questi momenti. Non sono stati episodi isolati, ma parti di un unico filo invisibile che, in qualche modo, mi ha portato fino a lì.

Ora che sono passati solo pochi giorni, lo ricordo con una miscela di emozione e gratitudine. Non è stato semplicemente un evento, ma un’esperienza vissuta dall’interno, con profondità e solennità, che so porterò sempre con me.

 

Diego Corthorn Navarro

 

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