Il nuovo Report Statistico Nazionale Caritas 2026 restituisce l’immagine di un Paese in cui la povertà non è più un fenomeno episodico, ma una condizione che si radica e si prolunga nel tempo. Nel corso del 2025 la rete Caritas ha accompagnato 282.539 persone, con un incremento dell’1,7% rispetto all’anno precedente. Ma è l’analisi del decennio a colpire maggiormente: gli assistiti sono aumentati del 48%, segno di una vulnerabilità che non si attenua e che, anzi, tende a consolidarsi. La povertà, dunque, non è più emergenza, ma struttura.

In Calabria il quadro presenta elementi particolarmente significativi. Le persone assistite nei centri di ascolto regionali passano da 5.042 a 5.259, un aumento che conferma la pressione sociale sul territorio e la crescente domanda di sostegno. Tuttavia, nonostante la Calabria sia tra le regioni con il più alto rischio di povertà in Italia – il 35,6% secondo l’Istat – l’incidenza delle famiglie residenti prese in carico dalla Caritas rimane sorprendentemente bassa: appena 4,21 nuclei ogni mille famiglie (pari a 9.481 nuclei totali). È un dato che rivela una realtà evidente e preoccupante: molta povertà resta sommersa, non intercettata, non dichiarata, non accompagnata.

Il Report sottolinea inoltre che la povertà tende a durare nel tempo. Il 28,1% delle persone seguite a livello nazionale è in carico da almeno cinque anni e il numero medio di incontri annui per persona sale a 8,7. Non si tratta più di fragilità temporanee, ma di condizioni che diventano croniche e che richiedono percorsi di accompagnamento lunghi, pazienti e complessi.
Un altro elemento che interroga profondamente anche il contesto calabrese riguarda il lavoro. Il 24% delle persone che si rivolgono alla Caritas è occupato, ma non riesce comunque a condurre una vita dignitosa. Il Report lo afferma con chiarezza: il lavoro non coincide più automaticamente con la possibilità di una vita decorosa. È un segnale che chiama in causa la qualità dell’occupazione, la stabilità dei contratti, la capacità dei salari di sostenere il costo della vita.

La povertà, inoltre, non è solo economica. Il Report descrive un intreccio crescente di fragilità: il 34,9% degli assistiti vive una vulnerabilità abitativa, il 16,1% presenta fragilità sanitarie, e quasi una persona su tre vive da sola. Tra coloro che hanno problemi di salute, sei su dieci affrontano almeno tre ambiti di bisogno contemporaneamente e, in presenza di sofferenza mentale, la quota sale al 79,9%. È una povertà complessa, che non può essere affrontata con interventi frammentati, ma richiede risposte integrate e coordinate.

Particolarmente critico è il dato relativo al rapporto con i servizi pubblici territoriali: appena l’8% delle persone accompagnate dalla Caritas in Italia risulta in carico ai servizi sociali. È un valore troppo basso per una Nazione che voglia garantire tutela, inclusione e diritti fondamentali.

«I dati del Report Caritas – si legge nelle linee guida del Direttore di Caritas Italiana, Don Marco Pagniello – non sono numeri astratti, ma volti, storie, famiglie che vivono accanto a noi. Ci invitano ad avere il coraggio di pronunciare una parola pubblica sulle cause profonde che generano povertà. È necessario rafforzare la capacità di intercettazione, potenziare i servizi territoriali, costruire alleanze tra istituzioni, terzo settore e comunità locali. La povertà non può essere delegata: va riconosciuta, accompagnata e affrontata con responsabilità comune».

 

Tota Pulchra Calabria

 

Link consigliato: https://www.caritas.it/report-statistico-2026-sempre-piu-poveri-sempre-piu-a-lungo/

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