Il 17 Marzo 1861, si concludeva l’epopea risorgimentale con l’annuncio dell’avvenuta Unità d’Italia. Nessuno avrebbe potuto immaginare che, centosessanta anni dopo, la data avrebbe potuto assumere significati tanto diversi e persino contrastanti in un anno segnato drammaticamente da un forte contagio virale, da moltissimi decessi, dal brusco stop imposto alle attività lavorative e produttive, dal tracollo del sistema scolastico, dal vulnus subito da molti dei diritti fondamentali pur garantiti dalla Costituzione – specie di quelli a garanzia della persona -, e dal venir meno di una informazione pluralista, giornalisticamente accertatrice e analitica.

E' trascorso molto più di un anno dalle prime avvisaglie, dai primi contagi, dalle prime misure, dai primi decessi, dalla somministrazione di terapie che seguivano e seguono tuttora strani e immodificabili protocolli sanitari , tra lo smarrimento di una popolazione sempre più sottoposta a un bombardamento mediatico che certamente non giova né a riportare serenità né a dare certezze salvifiche, mettendo a nudo incultura, impreparazione, pressapochismo, inettitudine, corruttela morale e materiale.  Tutte cose che sono sotto gli occhi di tutti: evidenti eppur non affrontate con decisione e piglio risolutore.

Abbiamo scoperto che, purtroppo, a 160 anni dall'Unità, in realtà siamo poco 'popolo unito’ dalle Alpi a Lampedusa con un medesimo sentire patrio e sociale, mentre svetta l'Italia dei mille campanili, delle genti. Ma non del popolo. Perché solo il sentirsi concretamente uniti può costituire forza e pregio di una Nazione, con i Cittadini radunati a difendere Bandiera, Territorio e soprattutto Tradizioni: quelle Tradizioni e quei Valori che generazioni di Italiani - e non altri - hanno saputo creare, alimentare e mantenere sempre con un occhio a chi sarebbe venuto dopo, alle generazioni future, ai figli, ai nipoti.

Il nostro benessere è stato frutto di sacrifici e di conquiste; la nostra Libertà è sì conquista civile e civica, ma è anche sacrificio e sangue di chi per essa ha lottato; i risparmi saputi accantonare, non sono un 'peccato' o il frutto di strani semi piantati nei campi, bensì il prudente accantonamento di ciò che può servire oggi come per il futuro di singoli e famiglie (l'italica 'propensione al risparmio' è stata sempre lodata e premiata, e ha fatto persino invidia a molte Nazioni, al pari della nostra creatività e della nostra inventiva); le pensioni costituiscono il legittimo frutto di un accantonamento periodico effettuato a fronte di prestazioni di lavoro, e non sono certo un 'dono' che piove dal cielo o un 'regalo' di chi amministri il bene comune o un 'rendita parassitaria' a scapito di altri (semmai, è l'opposto: con il patto sociale che regola la materia costantemente violato dallo Stato!). Resistiamo, quindi, alle mistificazioni della dialettica e di concetti.

Ma in questa travagliata fase storica, si è determinato un solco che tende a dividere profondamente la popolazione, che, comunque abilmente suggestionata da menti abili e sottili, è divisa in parti contrapposte.

Pensateci: chi nascerà in questo periodo, tra 80 anni taglierà il traguardo dell'anno 2100, un nuovo secolo, e cosa facciamo noi per il futuro dei nostri figli? Poniamoci, ponetevi, questo semplicissimo e persino banale quesito... Non aspettiamoci risposte dagli altri, perché o non verranno, o saranno ammantate di ammiccante inconcretezza, o saranno solo delle bolle di sapone: in realtà, ciascuno di noi è detentore delle risposte giuste, e deve attivarsi in modo partecipe affinché queste trovino la giusta via per essere realizzate.

Oggi è già domani.

E il nostro comune domani è opaco, dominato da una nuova e profonda barbarie concettuale, attraverso la quale si tenta in ogni modo di concretizzare una logica di sopraffazione.

Vogliamo stenderci per terra, in attesa di essere calpestati e ridotti in poltiglia: senza più un cervello, senza più un cuore, senza una dignità, persino senza una vita degna di essere vissuta?

O vogliamo ritrovare la forza che pure è in noi?

Anche se siamo tramortiti da tanti sgradevoli e tragici eventi, anche se è particolarmente difficile per noi italiani farsi forza in questo momento di pandemia, dove l’incertezza e l’impossibilità di fare programmi sembrano la normalità, dobbiamo reagire: per noi stessi e soprattutto per i nostri figli, per i nostri nipoti, cui solo noi possiamo garantire un futuro fatto di certezze. Innanzi tutto, attraverso il recupero di un sistema scolastico che offra concretamente cultura, valori e regole, e prepari i giovani ad affrontare al meglio le sfide della vita.

Ritroviamola, quell'Unità che non è certo venuta dalle mille enunciazioni, dai mille documenti generati da 160 anni a questa parte, poiché la Storia ancora si interroga dell'altissimo prezzo di quell'Unità pagato dal Sud d’Italia; ritroviamoci Popolo e facciamo a gara per tenere alta la nostra

Bandiera, il nostro bel Tricolore, non dimenticando che la Democrazia e la Libertà nelle quali gli Italiani pur si riconoscono, hanno concretezze ineludibili.

Basta celebrazioni vuote di reali contenuti! 

Non vogliamo più ascoltare il solito cicaleccio autocelebrativo, incensante e persino stridente!

Vogliamo onestà e concretezza, desideriamo fortemente fatti e non più solo parole ingannanti! Il Popolo pretende che vengano garantiti Rispetto e Lavoro, Dignità e Giustizia.

Viva l'Italia, Una e Indipendente!

Via l'Italia, Libera e Democratica!

Viva l'Italia, il cui Popolo è fiero alfiere e difensore della propria sovranità, della propria Terra, dei propri Altissimi Valori e delle proprie Fulgide Tradizioni!

 

di Giuseppe Bellantonio

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