Yusuke Akamatsu, nato a Osaka nel 1967, rappresenta una figura singolare nel panorama artistico contemporaneo: artista digitale, regista e romanziere, egli realizza le proprie opere esclusivamente con l’iPhone, utilizzando le dita come pennelli e fondendo collage, assemblaggio ed elaborazione elettronica in un linguaggio personale e riconoscibile.
La sua ricerca estetica si muove tra filosofia e introspezione, con riferimenti a pensatori come Hume e Nietzsche, esplorando il tema dell’io frammentato e della condizione umana nell’epoca iperconnessa. I volti – spesso femminili – emergono come superfici di luce e pixel, sospesi tra solitudine, memoria e connessione digitale. Attualmente residente a Parigi, Akamatsu ha esposto in numerosi contesti internazionali, dalla Biennale di Venezia a New York e Mosca, con prospettive di eventi e riconoscimenti tra Monaco e Art Basel Miami.
Roma come crocevia artistico e spirituale
Il legame con la Città Eterna si è consolidato nel febbraio 2022, quando l’artista ha inaugurato una mostra personale presso Palazzo Ferrajoli, organizzata dall’associazione Tota Pulchra. In quella occasione si è svolto l’incontro con Mons. Jean-Marie Gervais, che ha riconosciuto nella sua produzione un terreno fecondo di dialogo tra arte, interiorità e linguaggio contemporaneo.
Le opere presentate, tutte realizzate su dispositivo mobile, mettevano in scena il contrasto tra decadimento urbano ed evoluzione umana, con superfici digitali che riflettevano simbolicamente il volto della città sull’identità individuale. Tale visione si intreccia anche con il suo film d’arte “Silenzio”, presentato al Festival di Cannes, dove l’immagine diventa meditazione visiva sul rumore del mondo moderno.
“Women’s Stories”: il digitale nel sacro
Nel novembre 2025 il percorso romano si è arricchito con la mostra “Women’s Stories”, allestita presso la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme dall’8 al 17 novembre, con curatela di Ariadne Caccavale.
Qui il dialogo tra sacro e digitale ha raggiunto una particolare intensità: i volti femminili dissolti in pixel e paesaggi frammentati hanno incontrato l’architettura basilicale, creando un contrasto suggestivo tra eternità e contemporaneità. Le opere, influenzate anche dal cinema di David Lynch e Wong Kar-wai, evocavano introspezione psicologica e fragilità umana, ponendo interrogativi sulla ricerca di equilibrio nell’era tecnologica.
Un sodalizio culturale in evoluzione
L’incontro tra Mons. Gervais e Yusuke Akamatsu non si configura come un semplice episodio espositivo, ma come un punto di convergenza tra visione culturale e ricerca artistica. Da un lato, l’impegno di promozione della bellezza e del dialogo tra arti e spiritualità; dall’altro, un artista che utilizza strumenti digitali per interrogare l’identità e il destino dell’uomo contemporaneo.
Oggi Akamatsu guarda nuovamente a Roma con il desiderio di nuove esposizioni – si parla anche di Via Margutta, storica strada delle gallerie – segno di un legame che unisce tradizione e innovazione. In questa prospettiva, la città diventa non soltanto scenario, ma laboratorio di sintesi tra tecnologia, memoria culturale e dimensione interiore.
L’incontro con Mons. Jean-Marie Gervais rimane così emblematico di una stagione artistica in cui il digitale non si oppone al sacro, ma ne diventa nuovo linguaggio di contemplazione e riflessione, capace di parlare alle generazioni presenti senza recidere le radici della storia.

