Filosofi, teologi, poeti, papi, dall’epoca antica fino a Papa Francesco, hanno trattato della speranza. Per Aristotele essa è un atto di volontà che tende al raggiungimento di un bene futuro. Nella mitologia romana la SPES viene onorata come una divinità e raffigurata come effigie nelle monete. Lo stoicismo considera la speranza un atteggiamento negativo, una passione da mettere da parte perché “ il saggio è colui che sa vivere senza speranza e senza paura” (Seneca- La Fermezza del saggio-). Il messaggio biblico enuncia la speranza di immortalità e chiaramente sostiene che “colui che vive secondo il comando divino può nutrire la speranza di immortalità”. Il filosofo Filone di Alessandria (20 A.C. 45 D.C.) nel suo libro “I premi e le pene” sostiene che ogni azione dell’uomo si basa sulla speranza, e Platone afferma che “ tutta la nostra vita è piena di speranze” (Filebo); i filosofi greci sostengono che la speranza dà consolazione perché è una attesa di beni, mentre la paura è attesa di mali.  Quando l’uomo si trova in una difficile situazione e teme di non poterne uscire illeso, proprio in tale circostanza egli coltiva la speranza in un bene futuro che lo liberi dal male che lo ha colpito; Dante, nel canto XXV del Paradiso, dedicato alla speranza, ne dà questa poetica e religiosa definizione: “ Spene- diss’io- è un attender certo/de la gloria futura, il qual produce/grazia divina e precedente merto” , traducendo in versi il pensiero espresso dal teologo Pietro Lombardo(nato 1100 e deceduto 1160), vescovo-  “ Spes est certa exspectatio futurae beatitudinis,veniens ex Dei gratia et ex meritis precedentibus”( Liber Sententiarum) . La speranza è l’attesa sicura della futura beatitudine che proviene dalla grazia di Dio e dai meriti precedenti. Biagio Pascal nel suo libro “Pensèes” afferma che <La speranza dei cristiani di possedere un giorno un bene infinito ( come quello della vita eterna, della redenzione, della rivelazione, dell’Amore di Dio ndr)è commista di gioia effettiva e di timore.> Ernst Bloch , nella sua opera di tre volumi “ Il principio della speranza” ( 1953-59) sostiene che “speranza e utopia sono elementi essenziali dell'agire e del pensare umano”, e pone l’accento nella speranza della redenzione, che è il pensiero cristiano, sostiene anche che la speranza , superiore alla paura, fa crescere le capacità di agire e di pensiero  dell’uomo in tutti i campi del sapere.  Dalle citazioni che precedono si ricava che il concetto essenziale della speranza si basa sull’attesa di un bene e questa attesa spinge a superare la paura e fa acquistare una serenità. I padri della Chiesa sostengono che la vera speranza è quella rivolta a Dio che supera tutte le altre speranze, come quelle che riguardano la salute, la pace, il benessere economico, eccetera perché esse sono connaturate all’uomo, e lo sostengono, lo animano. Nella sua enciclica,” Spe Salvi”, pubblicata nel novembre 2007, papa Benedetto XVI sostiene che la speranza cristiana non è individuale ma deve essere comunitaria cioè deve essere vissuta in comunione con Gesù e con tutti i fratelli. La speranza nel regno di Dio, regno della pace, della beatitudine, della giustizia, nel corso della storia umana si è trasformata, secondo Francesco Bacone, in speranza verso un mondo migliore, frutto del progresso tecnologico e di una sana, lungimirante, illuminata politica protesa verso il bene della società in tutti i suoi bisogni; la speranza così diventa fede nel progresso.

Nel XX secolo, Theodor W. Adorno ha formulato la problematicità della fede nel progresso in modo drastico: il progresso, visto da vicino, sarebbe il progresso dalla fionda alla megabomba. Ora, questo è, di fatto, un lato del progresso che non si deve mascherare. Detto altrimenti: si rende evidente l'ambiguità del progresso e la sua pericolosità. Senza dubbio, esso offre nuove possibilità per il bene, ma apre anche possibilità abissali di male, possibilità che prima non esistevano. Vedi l’inquinamento dell’ambiente, la seconda guerra mondiale e le bombe atomiche, frutto del progresso. E’ del tutto evidente che “al progresso tecnologico deve corrispondere un pari progresso nella formazione etica dell’uomo, senza la quale il progresso diventa una grave minaccia per l’uomo e per il mondo.” ( Spe Salvi, cap. 22). Quindi questa fiducia nel benessere “materiale” non può soddisfare l’intima natura dell’uomo, il suo spirito, la sua ricchezza interiore, la sua libertà, e non gli conferisce certezza e serenità; perché l’uomo rimane sempre libero di fare del bene o del male, secondo la sua inclinazione naturale ed allora occorre che l’uomo abbia una dimensione morale, che coltivi una prospettiva futura, infinita come quella offerta da Dio tramite Gesù. La speranza cristiana diventa certezza dell’avvenire, fiducia che la vita non finirà nel nulla. Non è la scienza che redime l’uomo, ma l’amore in Dio, l’Amore assoluto, incondizionato. Secondo il pensiero del grande dottore greco della Chiesa san Massimo il confessore (morto nel 662) “dall'amore verso Dio consegue la partecipazione alla giustizia e alla bontà di Dio verso gli altri; amare Dio richiede la libertà interiore di fronte ad ogni possesso e a tutte le cose materiali: l'amore di Dio si rivela nella responsabilità per l'altro” (paragrafo 28 Spe Salvi).  La sofferenza non può essere evitata, bisogna resistere ad essa  con  la forza nell’Amore di Dio attraverso la speranza che proviene dalla fede; ecco cosa scrisse il martire vietnamita Paolo Le-Bao-Thin († 1857),. « Io, Paolo, prigioniero per il nome di Cristo, voglio farvi conoscere le tribolazioni nelle quali quotidianamente sono immerso, perché infiammati dal divino amore innalziate con me le vostre lodi a Dio: eterna è la sua misericordia. Questo carcere è davvero un'immagine dell'inferno eterno: ai crudeli supplizi di ogni genere, come i ceppi, le catene di ferro, le funi, si aggiungono odio, vendette, calunnie, parole oscene, false accuse, cattiverie, giuramenti iniqui, maledizioni e infine angoscia e tristezza. Dio, che liberò i tre giovani dalla fornace ardente, mi è sempre vicino; e ha liberato anche me da queste tribolazioni, trasformandole in dolcezza: eterna è la sua misericordia. In mezzo a questi tormenti, che di solito piegano e spezzano gli altri, per la grazia di Dio sono pieno di gioia e letizia, perché non sono solo, ma Cristo è con me”. Molti altri esempi si possono citare; è chiaro comunque che solo la speranza cristiana dell’Amore di Dio, così come viene comunemente definita, può dare all’uomo serenità e pace interiore in tutte le circostanze difficili e particolarmente nel momento estremo della sua vita, nella fase terminale di un male inguaribile. La speranza gli darà serenità e la forza interiore sufficiente a sostenere il peso del malessere e a vedere la luce divina in fondo al tunnel in cui si trova. La speranza cristiana viene definita da papa Francesco “un’àncora che affonda nella riva dell’aldilà, una aspettativa verso la  rivelazione del figlio di Dio” ed infatti è la vera ancora di salvezza. La speranza, virtù teologale, è una grazia, così come lo è la fede; chi riesca ad averla vive felicemente e può gestire meglio il suo trapasso nell’al di là. Secondo papa Benedetto XVI la speranza cristiana è la virtù che ci salva, e che non può essere negata a chi vive da buon cristiano, perché per lui la speranza è piena di immortalità. Vi è una intima relazione tra fede e speranza: “la fede è sostanza della speranza”(enciclica Spe Salvi). San Paolo nella lettera agli ebrei afferma “ Est autem fides sperandorum substantia rerum, argumentum non apparentium”: (la fede è il principio su cui si fonda la speranza della vita eterna, ed è l’argomento che ci insegna a credere nelle cose che non vediamo).Questo concetto è stato ripreso ed espresso in versi da Dante nel canto XXIV del Paradiso:” fede è sustanza di cose sperate/ e argomento de le non parventi.”   Ciò significa che non può esserci speranza se non si ha la fede. S. Agostino nel suo libro “ Commento ai Salmi” scrisse “«La nostra speranza è così certa che è come se già fosse divenuta realtà. Non abbiamo infatti alcun timore, poiché a promettere è stata la Verità, e la Verità non può ingannarsi né ingannare”. Quante persone muoiono nella disperazione, dopo enormi sofferenze, e quante persone si suicidano per sottrarsi a tali sofferenze, sicché  Leonardo Sciascia  nel suo libro “ Una storia semplice” sostiene, pensando alla condizione di un ammalato grave, che “ non è la speranza ultima a morire ma il morire è l’ultima speranza”; è proprio così per molti, che non nutrono la speranza cristiana, essi coltivano invece la speranza di morire senza lunga attesa, e tra questi vi sono quelli che sono aiutati a morire dignitosamente da medici compassionevoli collaborati dalla famiglia, o recandosi nelle cliniche svizzere. La dottrina cattolica sostiene che il suicidio, sia pure nella sua forma di eutanasia, sia un grave peccato, e quindi viene combattuto in tutte le sedi e in tutti i modi. Monsignor Carrasco De Paula, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mette in guardia la società sul fatto che “se un giorno si decidesse di consentire a tutti i malati terminali si togliersi la vita, questi sarebbero completamente abbandonati.” Il problema che viene sollevato è di una gravità enorme, perché non tutti coltivano la speranza cristiana. La Chiesa cattolica ha sempre operato in questa direzione, nel promuovere e sostenere che la vera speranza è quella riposta in Dio, “che è causa stessa della nascita della speranza”. La speranza si coltiva attraverso la preghiera che instaura un rapporto diretto con Dio; anche con l’agire corretto, cristiano, sano, sopportando le sofferenze mediante l’unione con Dio, ricordando le sue sofferenze per la nostra salvezza.

 

Avv. Calogero Antonio Pennica

Vincenzo Chiapparo

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