“Lo scetticismo è la prima manifestazione del demonio”, osservava, anni fa, lo scomparso Monsignor Andrea Gemma (1931-2019), dal 1980 Vicario generale della Congregazione orionina, la Piccola Opera della Divina Provvidenza, quindi segretario generale e procuratore generale della medesima; dal 1990 vescovo di Isernia-Venafro per volere di Papa Giovanni Paolo II, e, dal 1992, unico vescovo italiano a praticare regolarmente, intensamente, riti di esorcismo.

Riti che negli ultimi anni, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, sono stati praticati (da esorcisti specializzati, certo ma anche da pericolosissimi ciarlatani) anche più’ che in passato. “Solo nel 2016”, ricordava il giornalista Andrea Signorelli, il 26 novembre 2018, sul periodico online”Esquire”, “sono stati 500.000 gli italiani che hanno richiesto un esorcismo…Una mole di richieste – secondo quanto testimoniano gli stessi preti esorcisti – cresciuta al punto da cogliere impreparata la Chiesa; che in tutto il mondo sta gradualmente aumentando il numero degli esorcisti per far fronte alla domanda”. Ovviamente la Chiesa cattolica, in linea coi migliori insegnamenti di psichiatria e psicanalisi, da decenni valuta sempre con molta cautela le richieste di esorcismo: cercando sempre di capire se i sintomi – spesso anche molto gravi – di presunta possessione demoniaca siano davvero da ricondurre ad essa o se invece, tutto dipenda solo da gravi patologie psichiatrico-psicoanalitiche della persona in questione.

Questa premessa è indispensabile per inquadrare in modo giusto il libro di Homar Iafisco, giovane parrucchiere nato a Foggia in una famiglia di artisti, poi trasferitosi a Roma e più’ volte collaboratore di programmi radio e Tv, iscritto a Tota Pulchra, “Contro Asmodeo” (Roma, Intrecci Edizioni, 2020). Libro in gran parte autobiografico: con prefazione di Andrea Gemma, e dal cui primo capitolo (“L’incontro”), scritto però dalla giornalista ed editore Rosa Gargiulo, abbiamo tratto la citazione appunto di Mons. Gemma. Alla quale ci sembra logico aggiungere l’altra, del “poeta maledetto” Charles Baudelaire (1821-1867, l’autore dei celebri “Fiori del male”) “La piu’ grande astuzia del diavolo è persuaderci che egli non esiste”.

L’incontro è quello di Rosa Gargiulo con Homar: ma il libro si apre, subito dopo, con un altro incontro, un giorno di fine estate a Roma in Piazza della Repubblica, tra Oscar, giovane ancora abbastanza alla scoperta di sé stesso, e Mirko, uomo più grande ma abbastanza cupo e taciturno, padre però premuroso e presente nella vita della figlia, nonostante la storia d’amore finita male con la sua ex. Tra i due, è subito “attrazione fatale”: ma il più fragile e incerto è proprio Mirko, che, nonostante la relazione avviata con Oscar, cede al richiamo di Lucrezia, transessuale brasiliana. Che in breve tempo trascina Mirko – fattosi completamente plagiare – in un infernale vortice di rapporti non protetti, droga, prostituzione maschile (in un privè di Roma frequentato da VIP vari), AIDS (Lucrezia è positiva, e in poco tempo anche Mirko viene contagiato) e, in ultimo, magia nera e messe nere. E’ il Brasile peggiore, infatti, quello dei rituali strani e del satanismo, l’humus da cui proviene Lucrezia: che cerca non solo di allontanare in tutti i modi Mirko da Oscar, ma addirittura di scatenare contro quest’ultimo le peggiori energie negative.

Il giovane riuscirà a tirarsi fuori da questo circolo infernale, in cui la satanista brasiliana tenta più volte di rinchiuderlo (col tacito assenso di Mirko, fattosi completamente soggiogare da lei), solo grazie alla sua fede cristiana, rimasta comunque salda, al costante appello a Dio: e all’aiuto di personaggi positivi, come Carmela, figlia spirituale della mistica calabrese Natuzza Evolo (scomparsa nel 2009, attualmente oggetto di un’inchiesta diocesana, primo passo d’un iter di possibile beatificazione), il ricordato vescovo esorcista Andrea Gemma e, soprattutto, il “mitico”Don Gabriele Amorth (1925-2016), l’esorcista della Diocesi di Roma autore, in tanti anni, di oltre 50.000 esorcismi. E’ Padre Amorth a tentare preghiere di esorcismo per Mirko e a donare ad Oscar una Croce di S. Benedetto, un Sacramentale della Chiesa cattolica approvato da Papa Benedetto XIV nel 1742, ma di origini risalenti addirittura all’ XI secolo. Mirko è vittima probabilmente di Asmodeo (da qui il titolo del libro), secondo la mitologia cristiana il demone della lussuria, uno dei 18 demoni piu’ potenti, per la mitologia ebraica signore della distruzione, della cupidigia, della discordia (“diabolos”, del resto, etimologicamente significa proprio “seminatore di discordie” e “calunniatore”).Toccante è, tra l’altro, il racconto dell’esperienza di Oscar alla “Piccola Lourdes” di Roma: la visita alla chiesa della Madonna del Pozzo in Via di S.Maria in Via, chiesa costruita al posto della stalla, di proprietà del cardinale romano Pietro Capocci, in cui, la notte del 26 settembre 1256, l’inspiegabile tracimare dell’acqua del pozzo portò alla luce una tavola con un’immagine della Madonna. Anche Oscar, come tanti pellegrini da ogni parte del mondo, beve l’acqua del pozzo, dotata, come quella di Lourdes, di forti proprietà terapeutiche.

Alla fine, Oscar riuscirà a vincere la sua battaglia contro Asmodeo, sottraendosi definitivamente all’abbraccio del male. Non ci riuscirà, purtroppo, Mirko, che continuerà a sprofondare nell’inferno. ”Scrivere questo libro – precisa Homar – mi è costato davvero fatica; ma al tempo stesso ha rappresentato, per me, un grande, positivo sforzo di liberazione. Ora ne sto scrivendo un altro: centrato sulla figura di San Charbel Makhluf (1828-1898), personaggio davvero interessante, santo libanese del secolo scorso. Monaco cristiano dell’ ordine libanese maronita e presbitero del Libano, è stato proclamato santo da Paolo VI nel 1977: definito “il Padre Pio” del Libano, taumaturgo, ha una fama legata soprattutto ai numerosi miracoli attribuitigli dopo la morte.

 

di Fabrizio Federici

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