Silvano Agosti (Brescia, 23 marzo 1938) è un regista cinematografico che sviluppa un’estetica del film molto profonda e densa di spiritualità. La regia, la sceneggiatura, il montaggio, esprimono il suo coraggio ed impegno civile. Nella personalità di Silvano Agosti filosofia, cinema e scrittura si fondono creando un’arte etica e umanitaria. La sua è una macchina da presa, che sviscera le tematiche sociali più dure portandole direttamente al cuore dello spettatore.

Nel documentario “Matti da slegare” (1975) realizzato assieme ai registi Marco Bellocchio, Stefano Rulli e Sandro Petraglia, l’obiettivo entra dentro agli spazi della struttura manicomiale di Colorno presso Parma, evidenziandone gli aspetti più duri e le ingiustizie. Il manicomio è un carcere che relega l’individuo nell’inutilità e nell’isolamento. Anche dentro all’ambiente più terribile e malsano, ci sarà sempre un sottile bagliore di luce che riesce ad attraversare la densa e opprimente tenebra. Il primo piano dei visi di alcuni soggetti che hanno vissuto all’interno del manicomio riflette questa luce che rappresenta la loro voglia di uscire fuori dalla struttura lager per riconquistare la libertà.

Il documentario “Il pianeta azzurro”(1982) di Franco Piavoli e prodotto da Silvano Agosti, rappresenta il ciclico equilibrio dell’essere umano con la natura. L’uomo vive grazie al costante susseguirsi delle stagioni. Il messaggio della pellicola è questo: “Dobbiamo imparare a proteggere il nostro pianeta in tutti i modi. Portare avanti una sempre più avanzata ecologia ambientale”.

Nei suoi film il regista rappresenta in modo poetico e umano il coraggio e l’amore di personaggi semplici e umili della vita quotidiana. La prostituta, il transessuale, la tossicodipendente, sono dei personaggi che comunicano le loro esperienze davanti alla macchina da presa. Ognuno di noi può imparare molte cose ascoltando le loro esperienze e iniziare a ricercare un proprio equilibrio interiore, a lottare per affermare i propri diritti.

Il cinema Azzurro Scipioni di Silvano Agosti è stato uno dei cinema d’essai da me preferiti. Ricordo ancora con tanta nostalgia le giornate che passavo all’interno delle sale per vedere le pellicole di Silvano Agosti e altri film d’autore. Erano anni in cui stavo facendo le mie prime recensioni cinematografiche. Un cinema dove il profumo delle pellicole e delle macchine da presa ti entrava dentro il cuore. La prima volta che sono entrato in questo cinema mi sembrava di vedere le anime dei registi che hanno fatto la storia del cinema come Griffith, Pastrone, Rossellini, De Sica, Kurosawa. Un luogo della memoria, un museo dove il film era un qualcosa di particolare, magico, raro. Pellicole filosofiche e ricche di spiritualità che ci insegnano a meditare per lottare contro le avversità e le ingiustizie.

Il colore azzurro rappresenta la speranza, la voglia di cambiare e di affermare i valori della cultura in una società dominata dal materialismo. L’Azzurro Scipioni è un ecosistema in cui le pellicole sono come dei fiori che ci portano alla sensibilità e al rispetto del nostro prezioso pianeta terra. Il cinema non è solo un luogo dove si proiettano i film ma anche uno spazio alternativo di condivisione e riflessione. Quando andavo all’Azzurro Scipioni non vedevo solo lo schermo cinematografico. Davanti ai miei occhi si materializzava il sacrificio e la dedizione di un regista (Silvano Agosti) che porta avanti con coraggio il cinema d’autore. Ogni oggetto, sedile, macchina da presa emana fascino e saggezza. È bello poter andare al cinema per imparare dei valori morali e poter trovare un solido punto di riferimento spirituale. Il cinema di Silvano Agosti è un insieme di scosse emotive che colpiscono la mente e il cuore dello spettatore sensibilizzandolo sull’importanza dell’essere umano e delle sue potenzialità. L’essere umano come patrimonio dell’umanità.

 

di Piermarco Parracciani

 

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