“La materia, sia essa lapidea o metallica, lignea o fittile, assume - a volte - sembianze divine. Diventa eterna per ricordare all’uomo che la bellezza terrena è solo parvenza e annuncio del Paradiso” 

Rinasce nel 2013 il seicentesco Oratorio di San Giuseppe dei Minimi nel centro storico dell’ Aquila. L’edificio appartiene alla Parrocchia Universitaria ed è compreso alla Basilica di San Giuseppe Artigiano (già San Biagio ad Amiternum).
La Repubblica del Kazakistan ha restituito alla città l’intero edificio monumentale, distrutto dopo il sisma del 2009, dopo essere intervenuta in un delicato intervento di consolidamento e restauro. Si può così rimirare il garbato barocco degli interni attribuito a Giovan Francesco Leomporra, architetto già della facciata di Santa Maria del Suffragio.
L’altare absidale, a conclusione dei restauri, si presentava privo della sua probabile “dedicatio” .
Per volontà del parroco Don Luigi Maria Epicoco in quel punto viene collocata la tela attribuita al barese Giovanni Gasparro: Il Cuore Castissimo di San Giuseppe.
L’opera, temporaneamente custodita all’interno della Basilica di San Giuseppe Artigiano, trova finalmente la esposizione pur risultando di dimensioni ridotte rispetto alla composizione architettonica parietale. Il vuoto nella parete viene colmato magistralmente dall’opera dell’artista leccese Emanuele Cordella, la sua alta sensibilità lo ha condotto a plasmare contemporanee affinità con il sovrastante blasone mariano. Ed è così che prende vita un symplegma tra la bidimensionalità della tela e la tridimensionalità dell’opera di Cordella. È un’armonia che intreccia la pala alla tela e si inserisce armonicamente all’interno dell’architettura presente. L’altare suscita nuove impressioni al visitatore, una nuova epifania risulta benevolmente imperioso e avvolge illuminando tutto il tema. Cordella fonde, in una magnificazione materica, un nimbus di cartapesta leccese con aurei e lignei fasci di luce dal quale spumeggiano oranti e fittili cherubi. Il retablo murale viene elegantemente ricomposto e la pala di Cordella ne diviene preziosa gemma come la visione di Giovanni a Patmos. Non posso esimermi dal sottolineare che codesta opera ha ricondotto il mio pensiero a Giacomo Isidoro Nicolò Serpotta, indimenticato magister stuccator palermitano, di cui ancora oggi contempliamo umani, paffuti, dispettosi e dolcissimi putti. Fastoso e sontuoso barocco quello del Serpotta, che nessuno lascia indifferente, devoti e cultori dell’arte. Dopo quattrocento anni, il classicheggiante candore della pala aquilana, contrasta felicemente con quel giovane e contemporaneo volto di Giuseppe di Nazareth, così lontano dalla canonica iconografia! Sul palcoscenico della storia dell’umanità rimane, a sipario aperto per meravigliare, il potere immortale del tema spirituale per l’arte. Le parole di Carol Wojtyla, rivolte agli artisti nel 1999, siano per tutti feconda e vitale linfa:  

“A quanti con appassionata dedizione cercano nuove « epifanie » della bellezza per farne dono al mondo nella creazione artistica”.

 

di Giuseppe Fazio

 

Ceri pasquali 2021 di di Emanuele Cordella

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