Discorso evento 30 giugno 2022

di Pierluigi Sabatini

 

Voglio partire leggendovi un passaggio per me molto significativo:

 

Conoscere il disordine prima del disordine,

il pericolo prima del pericolo,

la sventura prima della sventura,

la rovina prima della rovina;

questa è la profonda conoscenza.

 

Allenare il corpo senza essere oppressi dal corpo

esercitare la mente senza essere usati dalla mente

agire nel mondo essenza essere prede del mondo

eseguire i compiti senza essere ostacolati dai compiti

questa e l’azione efficace .

 

Grazie alla profonda conoscenza del principio

il disordine si muta in ordine

il pericolo in sicurezza

la sventura nella fortuna

la rovina nel successo.

 

Grazie all’azione efficace

il corpo raggiunge il reame della logevità

la mente la sfera del mistero

il mondo la pace perfetta

e la azioni il grande compimento.

(choung ho) tratto dall’arte della guerra di Sun Tzu

 

La conoscenza è un fattore determinante per comprendere se una pace in ucraina e davvero possibile

tuttavia, e opportuno saper scegliere correttamente quale conoscenza ricercare la conoscenza delle cause non fermeranno il conflitto, saranno importanti per lo studio e per riconoscere eventuali responsabilità future, ma non fermeranno la guerra.

quindi occorrerebbe smetterla di dire e colpa di o si poteva evitare se; la guerra non si fermerà in questo modo.

 

Occorre invece comprendere il funzionamento del sistema internazionale per vedere come lo stesso si regge sostanzialmente su equilibri che non sono stabili e perpetui. La guerra in Ucraina può significare un profondo cambiamento internazionale; un cambiamento che necessariamente ci impone di considerare differenti aspetti:

 

  • la natura umana (Khennan) non è scontato che sia buona -à come nella vita a volte crediamo che le persone a cui ci affezioniamo siano sincere nei nostri confronti cosi facciamo l’errore umano di pensare che i leader politici siano dei benefattori del mondo. Putin ci ha mostrato che la Russia ha ancora una visione stato centrica e determinata ad utilizzare la forza.

 

  • l’importanza della resistenza ucraina – il significato del “sovranismo” non deve essere visto come ostacolo alla cooperazione internazionale ma deve essere considerato come un elemento fondamentale per poter mantenere una azione efficace sia negli equilibri internazionali delle relazioni tra i singoli stati sia nello sviluppo reale dell’Unione Europea nei prossimi anni avvenire.

 

Se partiamo da questi due assunti dobbiamo riconoscere che la conoscenze andrebbe posta in primis cercando di comprendere come oggi questa guerra ci riporti allo scontro ormai storico tra le dottrine cooperativiste con quelle realiste – il “the great illusion di N. Angell, seguita dagli scritti di Cloude si scontrano con la politica di potenza di stampo realista che parte da E. Carr, passando per H. Morghentau fino ad arrivare a K. Waltz.- per comprendere come il reale prezzo della pace puo passare solo attraverso chi ha l’oligopolio dell’uso della forza.

 

Chi ha voluto costruire un sistema volto ad impedire lo sviluppo della terza guerra mondiale ha costituito il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite attribuendo il potere di veto alle potenze vincitrici del 2 conflitto mondiale. Loro sono, o meglio dovrebbero essere, i “poliziotti” della sicurezza internazionale, nonché attraverso il capitolo VII della Carta ONU, gli unici a poter utilizzare forme coercitive, ivi incluso l’utilizzo della forza, nei confronti di altri stati.

 

Ma se uno di questi “poliziotti” fosse l’aggressore?

 

Per statuto, il Consiglio di Sicurezza,  non si potrebbe esprimere e quindi risulterebbe bloccato.

 

Cosa si può realmente fare?

Riprendendo il mio discorso iniziale, quello sulla conoscenza, in questo caso del diritto internazionale, e sull’azione efficace, le Nazioni Unite potrebbero essere una soluzione. Le numerose missioni di peacekeeping, non hanno risolto i conflitti, ma hanno rallentato in alcune aree e addirittura cessato il conflitto in altri contesti. L’intervento dei peacekeepers permetterebbe di poter costruire una zona “cuscinetto tra i belligeranti” per portare avanti, senza l’esplosione di bombe, eventuali trattative per l’avvio di un concreto cessate il fuoco, punto di partenza fondamentale per l’avvio di una pace strutturata e condivisa.

 

Per arrivare a questa soluzione occorre avviare in modo concreto il dialogo con la Federazione Russa.

Personalmente credo che il prezzo della pace non possa non passare attraverso un dialogo con Mosca, un dialogo che in Europa, questo non posso che non riconoscerlo e stato portato avanti principalmente dal Presidente della Francia, Macron.

Israele e Turchia si sono più volte spesi per cercare una soluzione e dal mio punto di vista stanno contribuendo in modo efficace a cercare una preliminare soluzione per la pace.

 

Tuttavia, la pace non può non passare attraverso un dialogo tra Stati Uniti e Russia.

Gli USA, tramite il proprio Presidente dovrebbero parlare con il Presidente della Federazione Russa, e magari, in alcuni negoziati, aprendo alla partecipazione come stati osservatori ovviamente ucraina, Unione Europea, Cina e Gran Bretagna per trovare una reale soluzione territoriale ai belligeranti.

 

L’etica cosi come le responsabilità possono pulire le coscienze ma non fermeranno la morte, ora più che mai, visti anche i progressi in merito allo scambio di prigionieri tra i belligeranti, occorre sedersi al tavolo e spingere verso il cessate il fuoco.

La guerra ha l’elevato prezzo delle vite umane mentre il prezzo della pace, ahimè, e ancora scelto da chi possiede l’oligarchia della forza.

 

Concludo dicendo che raggiunta la pace, se davvero questa è la volontà di tutti, ho in merito i miei dubbi, occorrerà intraprendere un percorso volto ad una maggiore cooperazione europea e una realistica ed inevitabile modifica del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite; dando maggiore voce alle organizzazioni regionali, volte a garantire una reale cooperazione sui territori, elemento essenziale per evitare in modo preventivo future violazioni del diritto internazionale.

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