Con Gladys Mercedes Rosado, imprenditrice italo-ecuadoriana CEO di Giemme Montecristi, scopriamo i segreti del mitico cappello ecuadoriano in paglia, erroneamente chiamato ”Panama hats”. Un incontro a Palazzo Ferrajoli (in pieno centro di Roma, di fronte a Palazzo Chigi) nel Salotto del Libro meticolosamente organizzato da di Sara Iannone, premio “Una Vita per la cultura“ - Procida 2022, dove l’arte e la cultura sono celebrate in tutte le loro declinazioni, è stato l’occasione per conoscere l’ultimo libro di Melanie Francesca, “ Il Maestro"; e, appunto, anche per incontrare Gladys Mercedes Rosado, imprenditrice nel settore della moda.

“Il Maestro” edito da Cairo Editore, 2022, scritto in chiave autobiografica, è una forte riflessione dell’Autrice, Melanie Francesca: che è anche artista, ex modella e giornalista di costume. Lusso e ricchezza sono il binomio della vita di Anna, che vive tra Dubai e Abu Dhabi, sposata con un facoltoso businessman emiratino: la sua forza interiore fa si che si ribella a una società in cui non si identifica, e che ritrova se stessa dopo un percorso di dolore e conoscenza, con l’aiuto di un Maestro spirituale che le insegnerà ad accedere al “cervello del cuore”. In un presente tra pandemia e lockdown, Anna vede la differenza tra vita reale e vita virtuale: nella quale l’uomo, cercando degli antidoti alle gravi limitazioni alla sua libertà personale, sembra ossessionato dall’apparenza e dai social, allontanandosi sempre piu’ dalla sua vera natura. Il Maestro la guiderà al risveglio interiore: che, alla fine, porterà la giovane donna a risolvere con l’amore le diversità e le contrapposizioni, alternando con armonia, nella sua vita, le due culture, occidentale e medio orientale.

L’incontro a Palazzo Ferrajoli, organizzato appunto da Sara Iannone, ha visto la partecipazione anche di Mons. Jean- Marie Gervais, membro del Capitolo Vaticano, Presidente dell’associazione “Tota Pulchra”, e del Direttore artistico, Mario Tarroni; tra gli invitati, importante la presenza anche della diplomazia ecuadoriana, rappresentata da Maria Cecilia Arboleda. A Melanie Francesca (che un giorno disse: “Se credi a qualcosa la puoi fare…”), Gladys Rosado ha fatto omaggio di un cappello di pregio realizzato a mano con fibre interamente naturali, da artigiani ecuadoriani coi quali collabora, e del suo portacappello in cotone naturale, dipinto a mano da Gabriela Jaramillo, studentessa ecuadoriana dell’Accademia delle Belle Arti di Roma.

Ne parliamo appunto con Gladys, che proprio di questo tradizionale cappello ecuadoriano ha fatto il centro della sua attività imprenditoriale: col desiderio, condiviso da più di 20 artigiani collaboratori, di far conoscere agli italiani i pregi e la vera origine di questo cappello in paglia toquilla, creando il marchio Giemme Montecristi Ecuadorian Hats.

 

Gladys, i cappelli che tu promuovi sono i “Panama hats”, o sbaglio?

Diciamo di sì. Quello che voi conoscete erroneamente come “Panama hats” è il nostro cappello in paglia toquilla, che da oltre cinquecento anni veniva usato dagli abitanti delle comunità aborigene ecuadoriane per difendersi dal sole e dalle temperature tropicale. Nella provincia di Manabì, ad esempio, durante scavi archeologici, si sono ritrovati resti di paglia intrecciata, che confermano l'origine ecuadoriana di quest'arte.

Come viene fatto, esattamente, il cappello in paglia toquilla o ecuadorian hats?

Viene realizzato interamente a mano, intrecciando attentamente le sottilissime fibre ricavate dalle foglie della “Carludovica palmata” (o, più comunemente, “toquilla”): ricordo che l’intrecciatura della paglia, ad oggi è considerata patrimonio immateriale dell’umanità. È’ un processo arduo, laborioso e anche affascinante, che inizia con la raccolta della materia prima, cioè la paglia toquilla, nelle foreste pluviali ecuadoriane; per arrivare poi alle case delle varie famiglie artigiane che sono coinvolte nelle diverse fasi della creazione. Impiegando, attenzione, solo materiali rigorosamente naturali, in pieno rispetto dell’ambiente: e con una lavorazione nelle cui fasi (intreccio della tessitura, modellazione, sbiancatura, ecc…) non son consentiti processi chimici.

Quindi sono degli artigiani a realizzare i cappelli?

Certamente, abili ed esperti artigiani ecuadoriani, custodi di quest’arte antichissima; spesso sono le donne che trasmettono questa tradizione alle nuove generazioni, e intere famiglie, che si dedicano a questo tipo di lavoro in modo comunitario. Diversi di questi artigiani, ora, collaborano con la mia azienda. Sono le loro mani a creare questi veri capolavori, ragion per cui di ogni singolo esemplare conosco il nome di chi ha intrecciato la paglia, pazientemente e con amore. Ci posson volere oltre 8 mesi di lavoro per un singolo cappello. I nostri prodotti non sono fatti in serie!

”Manufatti” nel senso proprio del termine, quindi, cioè “fatti a mano”. Ma com’è nata, questa tua azienda?

Ho tirato fuori un sogno che avevo nel cassetto, proprio durante la pandemia da Covid: decido di viaggiare in Ecuador, precisamente a Montecristi, per conoscere meglio il processo d’elaborazione del cappello, e gli artigiani. Nel tempo trascorso con loro ho potuto percepire l’amore e la passione che ci mettono quando intrecciano la paglia, anche se questo mestiere non gli garantisce entrate economiche giuste. La richiesta del prodotto c’è…a metà elaborazione, da parte di importanti aziende europee che, però, spesso pagano prezzi bassi; aziende che, poi, termineranno il prodotto nei loro laboratori in Europa. Questo comportamento, oltre a non retribuire con il giusto compenso gli artigiani, rappresenta una minaccia per il nostro Hecho en Ecuador, rischiamo di perdere una tradizione che fa parte della nostra cultura. Ecco che , allora, ho pensato di avviare una collaborazione diretta con gli artigiani per una lavorazione interamente nel mio Paese di un prodotto di pregio (dei miei cappelli, solo il nastro è italiano); abbiamo curato ogni dettaglio, utilizzando prodotti amici dell’ambiente come la tagua o avorio vegetale, dal set per la cura al nostro packaging, realizzato in collaborazione con l’artista ecuadoriano Boris Veliz, che dipinge a mano le nostre borse portacappelli (fatte in cotone naturale). Potrei concludere così: Giemme Montecristi è l’unione del coraggio, tenacia e un bel po' di sana follia di donne, madri, uomini, padri e giovani ragazzi che sognano un futuro migliore!

I cappelli realizzati dalla “Giemme Montecristi Ecuadorian Hats” sono certificati e protetti?

Si: ogni esemplare da noi ultimato, proviene direttamente da Montecristi, città ecuadoriana della provincia di Manabi, dove vivono gli artigiani con cui collaboro: i quali hanno la certificazione di Maestro Cappelliere e il codice di protezione di Denominazione d’Origine “Montecristi” riportati nel certificato di autenticità enumerato che accompagna ogni cappello. Il marchio “GIEMME” identifica esclusivamente cappelli ecuadoriani autentici e originali.

Dove possiamo trovare i vostri cappelli?

Attualmente contiamo su due rivenditori autorizzati: TINCATI a Milano e DI DIONISIO a Teramo, ma speriamo presto di concludere altri accordi per la distribuzione del nostro prodotto. Chi vuole, può visitare il nostro sito www.giemmehat.com

E quali sono i tuoi progetti futuri?

Per il futuro, vedremo: ma intanto, il mio impegno è di contribuire a far conoscere il prodotto per la sua vera origine ecuadoriana. Per mantenere viva una attività secolare, e tutelare e salvaguardare da una progressiva scomparsa un patrimonio culturale inestimabile, riconoscendo agli artigiani la dignità umana e professionale: anzitutto assicurando loro un compenso congruo, basato sui princìpi del lavoro etico, solidale ed ecosostenibile. Direi, una sfida che vale la pena tentare di affrontare.

 

di Fabrizio Federici

 

Tota Pulchra: Associazione per la promozione sociale

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