È in corso a Fontanellato (fino al 26 settembre prossimo), nello spazio espositivo del complesso del Labirinto della Masone, la mostra dell’artista-architetto forlivese MARISA ZATTINI,  Labirintica – In limine Dedalus,  curata da Maddalena Casalis e inserita nel programma delle attività di Parma 2020+21 Capitale Italiana della Cultura. Parallelamente, nello stesso luogo, si possono visitare altre due mostre sullo stesso tema: una dedicata a Umberto Eco, Franco Maria Ricci. LABIRINTI Storia di un segno;  l’altra, pittorica, del veneziano Giovanni SoccolLabirinti d’invenzione.

Scriveva Umberto Eco che il labirinto «è una struttura archetipa (qualunque senso si voglia dare a questo termine), che riflette (o determina) il nostro modo umano di pensare il mondo perché riflette (o determina) il nostro modo umano di adattarci alla forma della forma, o di imporgliene una qualora esso non ne abbia – o sia disposto ad accettarle tutte».

L’originalità di quest’opera multipla di Marisa Zattini incanta e rapisce. Si tratta di 100 piccoli, preziosi fogli di carta cinese (formato 25x25 cm) disegnati a china sulla lamina d’oro posta centralmente. Scrive Gianfranco Laureano, poeta, scrittore e sodale amico dell’artista: «Il gesto artistico di Marisa Zattini, che fa scendere questi minuziosi labirinti sulle foglie d’oro di preghiere orientali, si inserisce in piena coerenza nel suo percorso, così come si sta sviluppando negli ultimi anni. […] Si pensi al supporto di questi labirinti, la carta leggerissima ma terrena e la doratura divina di questi fogli, nati come supporto di preghiere orientali. Il tema del labirinto così si mostra particolarmente adatto alla tensione conoscitiva dell’artista. Esso è già di per se stesso simbolo alchemico, addirittura archetipico. La sua origine è antichissima e universale, comune a tutte le civiltà, di tutte le latitudini ed epoche. Compare insomma in cronologie e geografie lontane, nelle quali è enigmaticamente ricorrente. Di questi labirinti colpisce la fattura, la delicatezza e la fantasia del gesto, la miniatura e la varietà. E se davvero il labirinto è una forma antropologica - archetipica si diceva - del percorso interiore alla ricerca della misteriosa profondità di se stessi, contemporaneamente quelli di Marisa Zattini, percorrendo a loro volta quella strada, ne danno forme nuove e inedite, dalla foglia al cerebro, dall’otto dell’infinito alla stella di David, a una ricchezza di forme lussureggianti  […]».

Accorpati l’uno all’altro in una suggestiva accumulazione, queste 100 tavole creano un impatto emotivo che risveglia in noi l’archeologia di un pensiero dedaliforme e rizomatico. Il ‘nessun luogo’ delle città contemporanee, lo sradicamento degli stili dei luoghi urbani sembrano aver indotto l’artista ad una necessaria solitudine per una ricerca interiore del proprio microcosmo. Un rituale iniziatico condotto con rigore, alla ricerca di un centro, di una ‘centratura’ che è sempre principio. Questi labirinti ci parlano di emanazioni e di estensioni, di continuità cicliche e progressive, di rotazioni creative, di cieli stellati, di labirintiche metamorfosi, di tempi misterici e di tanto altro ancora. Inizio e fine si incontrano e si sovrappongono, come sempre nella ricerca di quest’Artista. Così compaiono punti e stelle, asterischi e riferimenti geometrici, tutti giocati fra movimenti spiraliformi e simbolismi aritmetici. Punto, eternità, trascendenza. Il simbolismo dell’Ouroborus torna prepotentemente a racchiudere forme circolari, ovoidali e quadrate. Il concetto di ‘linea continua’ si ripropone incessantemente quasi a voler trattenere il movimento che si prolunga all’infinito, quasi a voler legare le due estremità di un divenire inarrestabile. La ricerca di un ritmo interiore capace di riallinearci a quello esterno a noi sembra trionfare in questa ricerca di innocenza e di memoria.

Scrive Marisa Zattini nel suo testo che accompagna l’opera e il rigoroso catalogo-guida (Il Vicolo Editore, f.to 30 x 30 cm, pagg.48, euro 18,00 – ISBN 88-85440-51-7): «Per ritrovarsi occorre perdersi... Parallelamente alla ricognizione sulla Kabbalah e sull’Alchimia, nel 2016 ho iniziato a ricercare il mio centro attraverso il segno labirintico eseguito su questi leggerissimi fogli-preghiere regalatemi da mia figlia Andrea dopo un viaggio in Cina. Ho immaginato una serie di 100 labirinti permutanti – e al nero – per riemergere dalle tenebre alla luce, dalla nigredo all’albedo. Una sorta di mantra propiziatorio, di ‘rosario’ recitato e sgranato in modo differente. Cento preghiere, un lavoro che abbraccia l’arco di quattro anni. Un Ouroborus dove dal luminoso e mistico fondo dorato inizio e fine coincidessero e si sovrapponessero».

Giovanni Ciucci, artista, musicista e teorico dell’arte che da oltre due lustri segue e scrive del lavoro di Marisa Zattini, aggiunge: «La componente metaforica e archetipica propria del labirinto è colta nel momento in cui offre all’individuo una precisa sfida: oltrepassare il limite, la demarcazione, che preannuncia l’inizio del percorso. L’artista ci comunica la portata della soglia iniziatica, della sfida conoscitiva, da intendersi quale presupposto originario di un cammino esplorativo dalla natura simbolico funzionale, causa originaria dell’insorgere di scoperte e rischi, quelli appunto connaturati alla natura stessa del dedalo. Questo viene comunemente associato a una figura geometrica aperta, alla quale è possibile conferire attribuzioni molteplici, anche distanti tra loro, dunque la valenza: sapienziale, rituale, simbolica, linguistica (Bataille), psichica, temporale – nel senso di durata, permanenza –, relazionale, mitica, esistenziale, archetipica, ecc. In questo ventaglio di possibilità tematiche va ricercata la motivazione che ha sorretto e alimentato l’operazione culturale di Zattini, così da ricondurla al linguaggio visivo adottato, nelle sue specifiche declinazioni».  

Cosa aggiungere ancora? L’invito a visitare questa mostra per coglierne pienamente la luce.

 

Informazioni

La mostra è aperta tutti i giorni, tranne il martedì, dalle 10.30 alle 19.

L’accesso alle mostre è incluso nel biglietto d’ingresso del Labirinto della Masone (intero 18 euro, riduzioni indicate sul sito www.labirintodifrancomariaricci.it) che comprende anche l’accesso al labirinto di bambù e alla collezione permanente di Franco Maria Ricci.

 

Labirinto della Masone

Strada Masone 121, Fontanellato (PR)

tel. 0521 827081- mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Ufficio Stampa

Il Vicolo Sezione Arte / Editore, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. -  tel. 0547 21386 cell. 335 373577

 

di Veronica Crespi

 

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