Il caso esemplare di Mario Vespasiani con la sua iniziativa artistico-sociale
I periodi d'emergenza riescono in maniera netta ad evidenziare pregi e difetti della società come degli individui e l'attuale pandemia che stiamo attraversando, nella sua più totale imprevedibilità, non ha fatto che evidenziare il divario tra coloro che si spendono in prima linea e chi invece sembra muoversi contro il senso evangelico di solidarietà, creando ancor più confusione e rumore. Nei diversi livelli ognuno avrebbe dovuto dare del suo, reagire con i mezzi a disposizione, partendo dal basilare rispetto del regole.
Gentile Direttore prof. Maurizio Molinari,
Le scrivo riguardo l'articolo dal titolo “La Sindone, quel fake profondamente umano” stilato dallo stimato storico dell’arte Tommaso Montanari e pubblicato sul Venerdì di Repubblica del 24-4-2020. Ciò che sorprende è il dare per scontato che la Sindone sia un dipinto “Pittura (a ocra?)” così si esprime la didascalia, solo per citare ciò che da subito balza agli occhi.
L’incontro di Pachamama con il Camerun è avvenuto grazie ai padri della congregazione dello Spirito Santo che dal 2018 sono presenti a Torino nord presso la parrocchia San Gaetano da Thiene, nei cui locali si svolgono riunioni ed eventi di Pachamama.
Su invito del parroco, un membro dell’associazione si è recato in Camerun per conoscere la realtà ed alcuni progetti sviluppati dalla congregazione dello Spirito Santo nel paese dell’Africa subsahariana.
A seguito di questo viaggio e del racconto dell’esperienza ai soci, l’assemblea di Pachamama ha deciso di supportare il Foyer saint Nicodeme a Douala (la città più popolosa dal Camerun); si tratta di un centro di accoglienza e formazione per ragazzi di strada ai quali viene data la possibilità di avere cibo, un alloggio e un gruppo di educatori che ne segue la crescita e gli studi.
Il nostro pensiero è rivolto alle numerose vittime che il coronavirus ha causato e al conforto di chi non ha potuto dare neanche l’ultimo addio ai propri cari. Tutto questo ci cambierà e per certi versi ci ha già cambiato, forse saremo in grado di dare maggiore importanza ai rapporti umani e chissà, forse anche di aver maggior rispetto per la natura. Comunque sia è ormai chiaro che nel mondo siamo ospiti e non padroni. Da ogni continente giungono messaggi di solidarietà e conforto, non vi è paese che non sia stato colpito dalla pandemia. Poco si parla però, delle difficoltà che sta vivendo il settore dell’arte, della musica e dello spettacolo dal vivo che, essendo attività aggregante, sarà l’ultimo a ripartire, con conseguenze facilmente immaginabili.
Cari fedeli parrocchiani,
con la lettera a voi indirizzata l’1 aprile 2020, dopo aver fatto una lunga analisi della situazione attuale che stiamo vivendo, mi soffermavo su alcuni punti, a mio modo di vedere, fondamentali. Di seguito, brevemente, desidero riprenderne alcuni.
L’articolo pubblicato sul Financial Time e da Yuval Noah Harari, storico e filosofo di origini israeliane, è intitolato: “The world after coronavirus” (20 marzo 2020). Ricordavo il rischio che ogni governo potrebbe praticare con mezzi specifici il controllo della salute dei singoli, per monitorare la popolazione con tecnologie che sorveglino lo stato di salute. Inoltre, mettevo in guarda dal non se in un futuro prossimo saremo costretti ad indossare un bracciale biometrico (biometric surveillance)1 oppure un chip sottocutaneo, che controlli in tempo reale la salute di ciascuno e limiti i contagi.
Tota Pulchra: Associazione per la promozione sociale
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