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Un silencio hondo, largo y consternado, envuelve todo el globo  terráqueo. Nosotros, desde nuestros países, y hace ya varias semanas, escuchamos un silencio que recorre las calles, plazas y avenidas de nuestras ciudades. Vivimos una situación inédita, que nunca antes se había dado y que  persistirá durante la Semana Santa.

El mundo se ha ido deteniendo. Este mundo injusto en el que vivimos y en el que se pueden ver las diferencias sociales, ha cambiado y no por nuestra propia voluntad, sino porque hemos sido obligados.

La causa de esta parada obligatoria ha sido una epidemia a nivel mundial, conocida como “Coronavirus”, a la que OMS le ha otorgado el nombre de “Covid 19”; palabras antes desconocidas para todos, son ahora escuchadas al ser pronunciadas hasta por los niños.

Ebbene, questo articolo è nato dal cuore e dalla sofferenza per il mondo e di chi mi sta più vicino ed io, pittrice e artista, mi sento in dovere - quasi fosse una missione - di dare il mio piccolo contributo.

Era il lontano 1578 (che mai come oggi sentiamo così vicino), quando il Cardinale Arcivescovo di Milano, Carlo Borromeo, già in odore di santità, decise di intraprendere il cammino verso la sindone (il Sudario di Gesù che segna la sua morte e resurrezione), telo che si trovava a Chambery, nell’antica capitale del Ducato di Savoia. Il Duca Emanuele Filiberto stabilì di trasferire la Sindone a Torino per venire incontro al Cardinale Carlo Borromeo, che aveva fatto sapere che per salvare Milano dalla peste, voleva adorarla! Accadde che la peste, seppur falcidiando molti esseri umani, dopo tante preghiere e il voto di San Carlo Borromeo, terminò. Il Cardinale aveva cominciato a camminare a piedi, perché il suo voto era quello di raggiungere la Sindone di Nostro Signore Gesù e di adorarla per fermare la pesta e ciò accadde, tutto si fermò! 

In Italia, al 28 marzo in totale è stata superata la quota di 10.000 morti da coronavirus. Cresce, però, anche  il numero dei pazienti guariti (12.384): dato, questo, che sembrano autorizzare una prima, cauta ripresa d'ottimismo.

Mentre il Presidente del Consiglio, Conte, ha riferito a Camera e Senato sugli sforzi del governo per contrastare la diffusione dell'epidemia cercando di concordare con l'opposizione almeno le scelte principali, Papa Francesco è intervenuto maggiormente, in questi giorni, per cercar di far sentire la vicinanza della Chiesa ai malati, alle loro famiglie e a quanti - dagli operatori sanitari ai trasportatori, da tanti dipendenti pubblici ai fattorini  - continuano variamente, in questo momento così difficile per il Paese, a svolgere servizi essenziali per la sopravvivenza della comunità nazionale.

Il 27 marzo, come non accadeva da molto tempo, si è avvertito tra fedeli e non un momento di vera e profonda commozione. Le parole di preghiera  di Papa Francesco, durante la benedizione Urbi et Orbi, in una Piazza San Pietro deserta, non sono state soltanto belle, ma soprattutto vere.

Qualcuno mi ha detto una volta che non bisogna pensare alla preghiera come ad un elenco di richieste, ma come ad un' "occasione di comprensione" che avviene nell'incontro con il Signore. L’altra sera sono bastate poche e potenti parole del Santo Padre per chiamare tutti noi alla riflessione.

Quello che sta accadendo, nella sua drammaticità, ci toglie di dosso il velo della finzione, ci permette per una volta di mostrare finalmente agli altri che "possiamo essere tristi", ci fa accettare il fatto che in quanto uomini tutti noi siamo vulnerabili.

Scrive il Santo Padre:
“Uniamo le nostre voci di supplica al Signore in questi giorni di sofferenza, mentre il mondo è duramente provato dalla pandemia. Voglia il Padre, buono e misericordioso, esaudire la preghiera concorde dei suoi figli che con fiduciosa speranza si rivolgono alla sua onnipotenza. All’ascolto della Parola di Dio e all’adorazione del Santissimo Sacramento, seguirà la Benedizione Urbi et Orbi, con annessa l’indulgenza plenaria. Vi incoraggio ad essere sempre fiduciosi nella misericordia di Dio e generosi con il prossimo, specialmente in questi tempi di incertezza”.

Nella giornata di domani, alle ore 18:00, sul sagrato di Piazza San Pietro, dove sarà esposto il crocifisso miracoloso della chiesa di San Marcello, papa Francesco rivolgerà una preghiera a Dio per chiedere di ascoltare l’invocazione di tutti gli uomini e le donne in questo tempo segnato dall’epidemia.

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